Bentornata Sam: speciale 200 giorni

Sono trascorsi 200 giorni dall'inizio della missione Futura. Ci sembra superfluo ricordare chi è Samantha, non lo è invece parlare del suo lavoro sulla ISS

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Samantha Cristoforetti
PH: facebook.com/EuropeanSpaceAgency/photos

Sono trascorsi duecento giorni dalla partenza di Samantha Cristoforetti e dall’inizio della missione Futura. Ci sembra superfluo ormai ricordare chi è Samantha, non lo è affatto invece parlare del suo lavoro a bordo della ISS. I risultati dei numerosi esperimenti svolti nello spazio, i cui dati sono ora in mano agli esperti, si vedranno solo tra qualche tempo, perché sono necessari diversi mesi di lavoro per essere analizzati correttamente. Durante la sua prima conferenza stampa in diretta da Houston, Samantha ha ricordato l’importanza della ricerca spaziale che è fondamentale per molti campi, come la scienza dei materiali. Nello spazio infatti è possibile isolare dalla forza di gravità, un determinato comportamento che si vuole studiare.

Anche il comportamento delle forme di vita in ambiente spaziale ha rilevanza perché permetterà di trascorrere periodi sempre più lunghi lontano dal pianeta, non soltanto in vista della conquista di Marte, ma anche per migliorare le terapie nel campo medico. Scoprire i meccanismi che controllano l’adattamento in condizioni di microgravità incrementa le conoscenze sul funzionamento degli organismi viventi oltre a comprenderne meglio il funzionamento del corpo sul piano cellulare. Questo genere di esperimenti prevede che gli astronauti siano allo stesso tempo sperimentatori e cavie, dal momento che le loro condizioni di salute vengono monitorate costantemente nel corso della missione, e al rientro a Terra: sono importantissimi infatti anche i dati post missione.

Il fenomeno mediatico di Samantha sui social network è straordinario: non ha eguali nella storia scientifica italiana. “Me ne sto rendendo conto piano piano”, ha spiegato “perché dalla Stazione Spaziale anche mandare un tweet è complicato, e quale sia stato il mio impatto a Terra lo sto scoprendo solo adesso. Così come nella scienza anche nella comunicazione è una questione di lavoro di squadra. Io ho cercato di condividere quello che vivevo e vedevo, ma è la punta dell’iceberg, dietro c’è il lavoro di tutto il team di comunicazione dell’Asi e dell’Esa”. Alla domanda “cosa farà in futuro l’astronauta ora che è tornata sulla Terra”, ha risposto: “Sono appena arrivata e cosa farò non lo so ancora, e non sta del tutto a me deciderlo. Continuerò ovviamente la mia attività di comunicazione nei limiti di quello che si può fare. Quando sei nello spazio d’altronde hai unavventura incredibile da raccontare, sulla Terra meno. Decideremo con l’Agenzia nel limite del ragionevole, ma prima o poi questa attività avrà termine”. Anche perché, come ha ricordato Samantha: “Un astronauta non fa la celebrità di professione”. Infine ha ricordato così la sua esperienza: “Fluttuare, volare in libertà, è forse la leggerezza mi mancherà di più.”

Per quanto riguarda l’intensità fisica, la partenza e il rientro sono le esperienze più indimenticabili. Il rientro in particolare lo ricorda bene, perché è fresco di pochi giorni. “È un’esperienza davvero eccezionale – ha spiegato – Il viaggio inizia 6 ore prima dell’impatto con il terreno, sei ore trascorse ad aspettare in una posizione scomoda, fetale. Si ha il tempo di pensare, e anche di riposare”.

Ore, ricorda oggi, in cui non succede poi molto, e in cui si attendono una serie di eventi che devono accadere, per avere al certezza di tornare in sicurezza. Ai giornalisti ha raccontato il viaggio di rientro: “Aspetti i motori che si accendano al momento giusto e per il tempo giusto. Poi c’è la separazione della navetta: abbiamo visto dal finestrino e andava tutto bene, eravamo orientati bene con la terra. Ho visto quindi l’ultima alba, l’ultimo passaggio dalla notte verso la luce. Poi si accendono i motori c’è la separazione della navetta, e di colpo eravamo in una piccola capsula che ci avrebbe riportato a terra. Poi attendi l’atmosfera, il segnale che sei entrato nel momento giusto. La fase in cui attraversi gli strati dell’atmosfera: vedi le fiamme, il plasma, che avvolgono la capsula. Quindi senti l’accelerazione, e anche un g (la minima unità di misura della gravità) dopo 6 mesi sembrano tonnellate. Diventi sempre più pesante. E poi ovviamente l’apertura del paracadute. Quando si apre il primo arriva una grande botta, e la capsula gira su se stessa, e sembra di stare dentro una lavatrice impazzita. Poi si apre il secondo, e dopo quello sai che stai arrivando a casa sano e salvo. È stato bello alla fine vedere il Kazakistan vestito di verde che ci aspettava. Infine l’impatto con il terreno, ti metti in posizione, poi ti prepari all’impatto e boom sei a terra”.

Header image credits: facebook.com/EuropeanSpaceAgency/photos

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Nato a Foggia, frequenta il corso di laurea in Scienze Geologiche presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Appassionato di astronomia e giornalismo si dedica alla divulgazione scientifica intervistando diversi personaggi della scienza come gli astronauti Umberto Guidoni e Maurizio Cheli e l'astronomo Alan Stern della NASA. Scrive per "Le Stelle", la rivista astronomica fondata da Margherita Hack, "HuffPost Italia" e "Il Messaggero". In passato ha collaborato con "BBC Scienze" e "l'Espresso". Nel 2016 il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l'Associazione Italiana del Libro gli hanno conferito il Premio Nazionale per la Divulgazione Scientifica.

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