I simboli > e < di maggiore e di minore furono introdotti nel 1631 dal matematico T. Harriot. Molti si sono chiesti quale motivazione abbia spinto Harriot nella scelta di tali simboli. Alcuni autori ritengono che si sia ispirato ad un tatuaggio visto sul braccio di un indigeno americano. Questo, però, sembra poco credibile. Molto probabilmente la risposta più plausibile è un’altra.

I segni < (minore) e > (maggiore) comparvero per la prima volta nell’opera Artis analiticae praxis (1631) del matematico e astronomo inglese T. Harriot. Molto probabilmente, alla base di una tale scelta fatta per denotare le relazioni di maggiore e di minore vi è una questione molto semplice: ad esempio, per dire che 6 è maggiore di 2, l’idea era quella di apporre due punti accanto alla cifra 6 (il numero più grande) e un solo punto accanto alla cifra 2 (il numero più piccolo), cioè

6 : • 2

Analogamente, per dire che 2 è minore di 6, l’idea era la medesima

2 • : 6

Congiungendo i puntini apposti accanto alle cifre si ottengono i due modi di scrivere introdotti da Harriot

6>2 ; 2<6

L’attuale simbolo √   di radice quadrata deve la sua origine al monaco agostiniano luterano M. Sbafai (1486-1567) sebbene l’operazione di estrazione di radice quadrata fosse già presente dall’antichità. Siccome, ad esempio, esiste un qua­drato di area 16 che ha il lato che misura 4, gli antichi chiamavano la radice quadrata latus. Il filosofo latino S. Boemo (480 d.C.-524 d.C.) la chiamò radix (radice, origi­ne, fonte) a voler indicare da dove il quadrato trae le sue origini. Successivamente, Leonardo Pisano e Luca Pacioli la indicarono con la lettera iniziale di radix, cioè con R. Dal carattere maiuscolo si passò a quello minuscolo r e, per deformazione, si giunse al simbolo attuale:

immaginePiù precisamente, la R rimase in uso sino al 1690, il simbolo venne introdotto nel 1525 dal matematico tedesco C. Rudolff nella forma senza barretta orizzontale e, dopo essersi diffuso rapidamente in Germania e in Inghilterra, si stabilizzò nella sua forma attuale nella seconda metà del XIX secolo; l’introduzione della barretta superiore risale alla Geometrie di Cartesio (1637). Il numero π (pi greco) era inizialmente considerato come il rapporto O/D dove O denota il perimetro e d il diametro di una circonferenza. Nel 1652 W. Oughtred usò la notazione π/δ dove π e δ sono le lettere iniziali delle parole greche che indicano, rispettivamente, il perimetro e il diametro. Nel 1706 W. Jones utilizzò semplicemente il simbolo π per individuare tale rapporto: con lo stesso significato il simbolo π fu usato da J. Bernoulli (1742) e da Eulero (Introductio in analysin infinitorum, 1748).

Il simbolo i per indicare √-1 è un’altra notazione usata per la prima volta da Eulero nel 1777 (verso la fine della sua vita). La lettera e per indicare la base dei logaritmi naturali (o neperiani) apparve per la prima volta in un’opera stampata nella Meccanica di Eulero pubblicata nel 1736, opera nella quale la dinamica newtoniana veniva esposta per la prima volta in forma analitica.

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