La zona è da sempre considerata tra le più esplosive: 39.000 anni fa, le ceneri della sua eruzione giunsero in Groenlandia causando l’estinzione dell’uomo di Neanderthal; uno storico esempio che giustifica l’attribuzione di supervulcano alla Solfatara di Pozzuoli nei Campi Flegrei.

Il pericolo non è imminente; l’ultima eruzione risale al 1538 ma, a partire dal 2000-2005, il magma ha ricominciato a risalire verso l’alto. Nel 2012 la Protezione Civile ha innalzato il livello di allerta passando da verde a giallo (attenzione). L’ipotesi è che il lago di fluidi e magma che sta risalendo verso la superficie potrebbe aver formato un bacino sotterraneo di circa quattro chilometri di diametro a tre chilometri di profondità: a Pozzuoli il suolo si è sollevato di ben 25 centimetri.

Infografica a cura di R. Trinchieri
Infografica a cura di R. Trinchieri. Credits: http://static.repubblica.it

La stagione estiva è già iniziata per il camping Vulcano Solfatara, a Pozzuoli, proprio nel cuore della caldera del supervulcano dei Campi Flegrei. Poco distante dalla piazzola per i camper, le fumarole sono aumentate di temperatura e portata;

“Il volume delle emissioni è cresciuto di circa dieci volte negli ultimi dieci anni, soprattutto a Pisciarelli, e i gas si sono riscaldati di 4-5 gradi. Dal cielo, grazie ai satelliti che usano il radar, riusciamo a misurare deformazioni del suolo in alcuni casi fino a pochi millimetri” – ha dichiarato Riccardo Lanari, direttore dell’Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell’ambiente Irea del CNR.

“Abbiamo iniziato le misurazioni negli anni ’90. E a Pozzuoli abbiamo registrato un rigonfiamento di 25 centimetri. La risalita del magma è iniziata intorno al 2000-2005 – prosegue Bianco – a partire da una camera più profonda, a circa otto chilometri. È uno dei segnali dell’attività vulcanica in corso, come l’aumento del rapporto fra anidride carbonica e acqua nelle fumarole” – dice Francesca Bianco, direttrice dell’Osservatorio Vesuviano dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

Campi Flegrei
Le calderole nei Campi Flegrei. Credits: static.repubblica.it

Preparare un piano di evacuazione efficace non è una passeggiata; a complicare le cose c’è la densità abitativa con circa mezzo milione di persone che vivono nella caldera. I sommovimenti della zona sono monitorati giorno e notte dall’Ingv, CNR e Irea che si avvale dei satelliti Cosmo-SkyMed dell’Agenzia Spaziale Italiana e della Difesa, quelli del programma europeo Copernicus e il giapponese Alos-2.

“In caso di eruzione i nostri strumenti andrebbero persi. Per questo da pochi giorni abbiamo completato la duplicazione di alcune attrezzature alla Protezione Civile di Napoli. Sapere quando avverrà un’eruzione non è facile. I Flegrei sono come un’enorme spugna piena di magma e fluidi. Fra la nostra incapacità di prevedere i terremoti e la nostra capacità di prevedere il meteo di domani, i vulcani sono a metà strada, un po’ spostati verso le difficoltà dei terremoti. Ma più la lista delle anomalie si popola, più l’incertezza si riduce” – spiega ancora Francesca Bianco.

“Certo che avvertiamo i nostri clienti. Qualcuno si preoccupa se sente dei boati di notte. Ma poi finiamo per scherzarci su. Non erutterà mica oggi? E ridiamo. “In duemila anni non è successo niente, perché proprio adesso? La solfatara appartiene alla stessa famiglia dal 1860” conferma Pisano, riferendosi a quella che veniva considerata la dimora del dio Vulcano. “I piani di evacuazione? Esisteranno, certo. Se io li conosco? No, ma penso che si tratti di fuggire” – ha dichiarato il responsabile del camping, Ugo Pisano, a La Repubblica.

 

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Nato a Foggia, frequenta il corso di laurea in Scienze Geologiche presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Appassionato di astronomia e giornalismo si dedica alla divulgazione scientifica intervistando diversi personaggi della scienza come gli astronauti Umberto Guidoni e Maurizio Cheli e l'astronomo Alan Stern della NASA. Scrive per "Le Stelle", la rivista astronomica fondata da Margherita Hack, "HuffPost Italia" e "Il Messaggero". In passato ha collaborato con "BBC Scienze" e "l'Espresso". Nel 2016 il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l'Associazione Italiana del Libro gli hanno conferito il Premio Nazionale per la Divulgazione Scientifica.

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