Yutu (il coniglio di Giada) è il rover cinese sbarcato nell’area settentrionale della Luna, precisamente nel Bacino Imbrium, il più grande cratere del nostro satellite visibile anche ad occhio nudo. Le analisi di Yutu su un tipo di roccia mai analizzato prima rivela nuovi indizi sulla storia geologica, in particolare sulla formazione e sulla composizione, del nostro satellite.

Yutu

Yutu on the Moon

Le rocce analizzate dal rover cinese sono completamente diverse da quelle studiate durante le missioni americane Apollo e da quella russa Luna20. Possiedono infatti una composizione chimica diversa e secondo i ricercatori il mantello sotto la crosta della Luna è molto meno uniforme di quello terrestre. Inoltre il materiale emesso dai vulcani della Luna è cambiato nel tempo: le lave analizzate da Apollo e Luna20 risalgono a ben oltre tre miliardi di anni fa, mentre quelle di Yutu sembrano avere un’età di tre miliardi di anni o poco meno.

Rocce Lunari
Rocce Lunari analizzate da Yutu

“La scelta del sito di atterraggio di Chang’e 3 è stata determinante” – dice Bradley Jolliff, ricercatore della Washington University in St. Louis (Missouri) che ha collaborato con i ricercatori cinesi nell’elaborazione dei dati provenienti dal rover. Per 40 anni, ovvero dalle esplorazioni Apollo e Luna20, la Luna è sempre stata studiata da sonde in orbita, i risultati sono stati influenzati dalla presenza di regolite, un mix di varie rocce crea incertezze e dubbi nell’elaborazione dei dati.

Regolite
Un dettaglio del modulo di atterraggio dell’Apollo: il terreno sabbioso è costituito proprio da regolite.

Yutu si è avventurato in prossimità di un cratere giovane, chiamato Zi Wei, in cui lo strato di regolite è molto sottile e non è miscelato con detriti di aree attigue, come roccia lavica sottostante. Un sito molto rilevante per confrontare i dati rilevati al suolo con quelli raccolti dalle sonde che orbitano attorno alla Luna. «Ecco perché ora abbiamo una roccia di riferimento da usare come campione di confronto per altre aree della Luna, mentre dall’orbita le sonde rilevano sempre uno stesso tipo di roccia», spiegato ancora Jolliff.

Yutu
Rielaborazione di due panoramiche in cui si mostra Yutu che discende dal modulo Chang’E-3 e prosegue verso il Bacino Imbrium, credits: CNSA/Chinanews/Ken Kremer/Marco Di Lorenzo

«I basalti studiati con le missioni Apollo e Luna20 avevano un contenuto di titano alto oppure basso. Quelle studiate dal rover Yutu, invece, hanno un contenuto di titanio intermedio e sono molto ricche di ferro» – spiega Zongcheng Ling, responsabile della ricerca che è stata pubblicata su Nature. «La diversità indica una differenziazione notevole nel tipo di mantello sottostante e indica anche quando iniziò a solidificare: tutte informazioni utili agli scienziati per scavare nel passato della Luna» – ha aggiunto.

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Nato a Foggia, frequenta il corso di laurea in Scienze Geologiche presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Appassionato di astronomia e giornalismo si dedica alla divulgazione scientifica intervistando diversi personaggi della scienza come gli astronauti Umberto Guidoni e Maurizio Cheli e l'astronomo Alan Stern della NASA. Scrive per "Le Stelle", la rivista astronomica fondata da Margherita Hack, "HuffPost Italia" e "Il Messaggero". In passato ha collaborato con "BBC Scienze" e "l'Espresso". Nel 2016 il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l'Associazione Italiana del Libro gli hanno conferito il Premio Nazionale per la Divulgazione Scientifica.

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