Sempre più numerose sono le donne che si ammalano di diverse tipologie di cancro. Molti sono i casi di cancro dell’ovaio, anche in donne di giovane età. Si parla di circa 4490 nuovi casi all’anno solo in Italia, secondo le stime risalenti al 2012, rappresentando in Europa il 5% delle diagnosi di tumore. Purtroppo, sebbene la lotta a questa patologia può essere vinta, le conseguenze sono quasi sempre molto pesanti, conducendo a infertilità.

Proprio per evitare questo problema, importante in quelle pazienti colpite in età fertile, i ricercatori guidati dalla Dott.ssa Evelyn Telfer, hanno cercato un modo per prelevare gli ovociti e far sì che questi raggiungano uno stadio maturativo sufficiente per poter essere fecondati.

Lo studio e i risultati

Lo studio della Dott.ssa Telfer e dei suoi collaboratori si è concentrato sullo studio di ovociti prelevati da 10 donne, di età media intorno ai 30 anni (range 25-39). Partendo da un prelievo di una porzione di corticale dell’ovaio, contenente le cellule follicolari primari, si è riusciti a creare un ambiente compatibile con lo sviluppo di queste cellule. Dopo 8 giorni ben 87 follicoli erano al loro secondo stadio maturativo, 57 dei quali sono entrati nella fase antrale dopo altri otto giorni di coltura.

Un esperimento per tentare di salvare la fertilità alle donne colpite da cancro
Ph: Metaphase II oocytes from human unilaminar follicles grown in a multi-step culture system

Nel terzo step 48 follicoli sono stati selezionati per procedere con la maturazione, scegliendo quelli che presentavano cellule della granulosa aderenti al follicolo. Il quarto step ha invece portato alla selezione di 32 follicoli di dimensioni maggiori ai 100 micron, verosimilmente pronti per essere fecondati.

Questo risultato rappresenta il primo passo per lo sviluppo in vitro di cellule uovo umane. Questa possibilità era già presente per quanto riguarda cellule animali di altra origine, ora ci stiamo avvicinando alla possibilità di estendere il discorso anche all’essere umano.

Sebbene lo studio sia agli occhi di molti, una svolta interessantissima nella ricerca di una soluzione al problema della fertilità di donne affette da tumori, gli stessi ricercatori indicano i limiti del loro lavoro. C’è infatti ancora molto da lavorare prima di poter rendere effettivamente praticabile questa strada.

I limiti del lavoro

Come riportano gli stessi Autori dello studio, ben 9 follicoli hanno riportato delle alterazioni istologiche notevoli nella struttura dei corpi polari, che sono risultati essere esageratamente grandi. Questo significa che si è verificata un’alterazione di una qualche fase del ciclo maturativo, che potrebbe comportare dei difetti genetici ali da rendere queste cellule inutilizzabili dal punto di vista clinico. Inoltre lo studio si è limitato ad un campione molto piccolo di donne, tutte appartenenti ad una precisa fascia di età. Questo non permette di fornire dei dati generalizzabili alla popolazione, per cui saranno necessari ulteriori approfondimenti per comprendere effettivamente quanto questa strada possa portare lontano.

Un altro problema non indifferente portato a galla dagli esperimenti condotti in questo studio è sicuramente quello etico. Come riportato dall’Ansa, il Comitato nazionale di bioteca (Cnb), con il suo presidente vicario, Lorenzo D’Avack, ha espresso un parere molto netto. Secondo D’Avack, infatti, se tale pratica fosse destinata alla procreazione si tratterebbe di una condotta eticamente condannabile e scientificamente pericolosa. Tuttavia il discorso cambierebbe radicalmente se lo scopo della ricerca fosse limitato a tentare di portare delle soluzioni terapeutiche efficaci per le donne colpite da cancro.

Le prospettive aperte

Nonostante le problematiche sollevate dagli stessi Autori, le prospettive aperte da questa pubblicazione sono davvero interessanti. I progressi della biologia molecolare, della terapia genica e della stessa oncologia, stanno portando tecniche sperimentali che potrebbero un giorno costituire una vera salvezza per molti tipi di pazienti.

Poter coltivare cellule come gli ovociti, infatti permetterà non solo di studiarle meglio sotto molti punti di vista ma potrà costituire una base per importanti tentativi di reimpianto in diverse situazioni patologiche.

LEAVE A REPLY