Da tempo ormai la tecnologia cerca una valida soluzione per salvare vite umane minacciate dalle calamità naturali: un esempio per tutti, l’allerta sisma. Adesso ci penserà Earthquake Network, un’app realizzata da Francesco Finazzi, un ricercatore in Statistica dell’Università di Bergamo. L’applicazione è stata sviluppata nell’ambito di un progetto di ricerca del 2013, il cui scopo era cercare soluzioni efficaci per prevenire l’effetto letale dei terremoti.

Terremoti, una app può salvarti la vita
Earthquake Network di Francesco Finazzi

Earthquake Network, in italiano “Rilevatore del Terremoto”, ha individuato in tempo reale 290 terremoti, grazie all’accelerometro di serie sugli smartphone: più è consistente il numero di cellulari connessi nella zona di allerta, maggiore sarà la precisione del rilevamento e minore sarà invece la probabilità di un falso allarme.

Quando si riscontra un terremoto il sistema spedisce un allarme istantaneo a tutti i telefoni forniti dell’applicazione: le notifiche sulle scosse sono fornite dalle reti sismiche nazionali e internazionali quali Ingv, Usgs, Emsc. L’applicazione inoltre permette di scambiare messaggi con altre persone durante un’emergenza terremoto. Pochi istanti prima potrebbero certamente non essere sufficienti per i cittadini coinvolti nell’epicentro ma avvisare la gente che si sta verificando un terremoto può essere d’aiuto per allertare la popolazione non ancora raggiunta dalle onde sismiche più distruttive.

«La mia applicazione comincia ad essere efficace a distanza di circa 20/25 km dall’epicentro, dove il terremoto può comunque rivelarsi ancora distruttivo. E non si limita ad allertare la popolazione. Quando un sisma viene rilevato dalla rete di smartphone, l’app invia automaticamente un’e-mail (in futuro anche sms) con le proprie coordinate geografiche a una lista di contatti. In questo modo gli altri sapranno dove cercarti, anche se il terremoto è stato repentino e ti trovi sotto le macerie senza la possibilità di dare l’allarme. Se una rete di smartphone in un’area estesa inizia a rilevare movimenti nel medesimo istante, c’è un solo evento scatenante: il terremoto. Considerando che le onde di una scossa tellurica viaggiano intorno ai 5/6 km al secondo, la mia app allerta in anticipo la popolazione che non si trova vicinissimo all’epicentro: quest’ultima può farsi così trovare pronta all’appuntamento con le onde sismiche, e mettersi al riparo» – ha spiegato Francesco Finazzi al settimanale l’Espresso.


L’app, disponibile solo per Android, ha avuto un riscontro molto positivo sul mercato con un milione e duecentomila download. La si può trovare su Play Store in due versioni: una lite (gratuita) ed una completa ad un costo di 1,99€. Le nazioni con la maggiore quota di installazioni attive sono: Ecuador, Cile, Italia, Messico, Colombia e Stati Uniti.


Osservazioni su downloads e utilizzo

«I giapponesi, ma anche buona parte dei sudamericani, hanno una cultura completamente diversa nei confronti del terremoto. Per noi è un evento più o meno raro, che quando accade semina morte e distruzione. Per loro è un evento naturale con cui sono abituati a convivere. Parla chiaro l’approccio nei confronti della mia applicazione. Per esempio, i cileni e gli ecuadoregni l’installano e la tengono sul proprio smartphone senza mai più rimuoverla. Sono consapevoli del fatto che prima o poi scoppierà un altro sisma. Mentre in Italia le installazioni sono numerose nei giorni successivi a un terremoto, ma dopo poche settimane si tende a disinstallare. E così al rendez-vous col cataclisma successivo si giunge spiazzati come sempre» – commenta Finazzi su l’Espresso.

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Nato a Foggia, frequenta il corso di laurea in Scienze Geologiche presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Appassionato di astronomia e giornalismo si dedica alla divulgazione scientifica intervistando diversi personaggi della scienza come gli astronauti Umberto Guidoni e Maurizio Cheli e l'astronomo Alan Stern della NASA. Scrive per "Le Stelle", la rivista astronomica fondata da Margherita Hack, "HuffPost Italia" e "Il Messaggero". In passato ha collaborato con "BBC Scienze" e "l'Espresso". Nel 2016 il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l'Associazione Italiana del Libro gli hanno conferito il Premio Nazionale per la Divulgazione Scientifica.

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