Sembra un hardware ma è una fedele riproduzione biologica dell’apparato riproduttivo femminile, ottenuto in laboratorio con campioni di cellule e tessuti umani; sviluppato dai ricercatori della Northwestern Medicine, EVATAR (da Eva + Avatar) ci permetterà di studiare meglio i tumori cervicali, testare contraccettivi, indagare sulle cause degli aborti e dell’infertilità.

Com’è fatto?

Il chip è composto da una serie di scomparti contenenti colture cellulari prelevate dalle diverse parti dell’apparato riproduttivo femminile: ovaie, tube di Falloppio, utero, cervice ed anche una coltura di fegato, necessaria per trasportare ormoni e per consentire al chip di “metabolizzare” i farmaci che saranno testati.

Quanto ai tessuti invece sono stati prelevati da donne durante piccoli interventi, tranne per le ovaie che sono di topo dal momento che raramente si prelevano tessuti di ovaie sane dalle pazienti; piccoli tubicini collegano i moduli permettendo così il trasporto dei fluidi.

EVATAR
Le varie fasi di coltura di Evatar. Credits: Nature Communications – nature.com

Il ciclo mestruale su chip

L’apparato risponde perfettamente agli ormoni prodotti dalle ovaie: estrogeno durante le prime due settimane e progesterone per le altre due del ciclo. Nella prima metà del mese conduce all’ovulazione, e i tessuti ciliati della parte che riproduce le tube di Falloppio iniziano a ondeggiare più velocemente, simulando quel movimento che serve a condurre la cellula uovo verso l’utero; anche i tessuti in coltura di utero e cervice si modificano in risposta agli stimoli ormonali, introdotti step by step dai ricercatori.

Sangue nella prossima versione 

I mini organi comunicano correttamente tra loro seguendo i ritmi canonici dei 28 giorni del ciclo femminile; a scanso di equivoci chiariamo che le cellule della parete uterina non si sono decomposte dando origine alle mestruazioni vere e proprie, dal momento che in questa prima versione del dispositivo non sono presenti vasi sanguigni (che verranno introdotti nella prossima versione).

Finalità

Lo scopo dello studio, oltre ad avere un modello piuttosto accurato dell’apparato genitale femminile, è quello di poter predisporre di una “cavia” funzionante per capire come contrastare i tumori alle ovaie o alla cervice, studiare il ruolo del Papilloma virus nella genesi di queste forme di cancro, testare nuovi anticoncezionali o indagare le cause di aborti e infertilità. La ricerca è stata pubblicata su Nature Communications.

ADATAR

Intanto i ricercatori della Northwestern Medicine hanno annunciato anche la versione maschile del chip: “Adatar” (da Adam + Avatar). La fase successiva della ricerca sarà quella di collegare i due apparati, Evatar e Adatar, alle riproduzioni su chip di cervello e sistema immunitario.

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Nato a Foggia, frequenta il corso di laurea in Scienze Geologiche presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Appassionato di astronomia e giornalismo si dedica alla divulgazione scientifica intervistando diversi personaggi della scienza come gli astronauti Umberto Guidoni e Maurizio Cheli e l'astronomo Alan Stern della NASA. Scrive per "Le Stelle", la rivista astronomica fondata da Margherita Hack, "HuffPost Italia" e "Il Messaggero". In passato ha collaborato con "BBC Scienze" e "l'Espresso". Nel 2016 il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l'Associazione Italiana del Libro gli hanno conferito il Premio Nazionale per la Divulgazione Scientifica.

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