Cos’è la One Year Mission? Ne avrete certamente sentito parlare, anche se ormai è quasi giunta al termine. Due membri dell’equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale stanno vivendo un’esperienza unica: vivere nello spazio per quasi un anno, 342 giorni consecutivi. Si tratta dell’astronauta della NASA Scott Kelly e del cosmonauta russo Mikhail Kornienko: la loro missione ci aiuterà a capire meglio gli effetti della microgravità sul corpo umano. Perché 342 giorni e non 365? Colpa dell’orologio: i tempi che impiegano le orbite di 365 giorni non coincidevano con gli orari dei vari equipaggi, viste le scadenze per la formazione dei nuovi gruppi che si alternano sulla stazione spaziale e le date in cui si verificano lanci e atterraggi. La missione dunque è stata limitata a 342 giorni, del resto 23 giorni in meno non sono un grosso problema.

Scott Kelly e Mikhail Kornienko. Fotografia di Bill Stafford
Scott Kelly e Mikhail Kornienko. Fotografia di Bill Stafford

Da questa esperienza di sopravvivenza umana in condizioni estreme ne verranno fuori numerosi benefici per la medicina, la psicologia e la biomedica. Le condizioni di microgravità hanno diversi effetti sul corpo umano, tra cui: spostamenti di liquidi che causano cambiamenti nella visione, perdita di massa ossea, disturbi alla capacità senso-motoria, muscoli indeboliti e altro ancora. L’obiettivo della One Year Mission è quello di capire e minimizzare questi effetti sugli esseri umani durante la permanenza nello spazio.

Tutto ciò che è accaduto al corpo di Scott durante il suo anno in orbita.
Tutto ciò che è accaduto al corpo di Scott durante il suo anno in orbita.

Un aspetto molto interessante condotto durante questa missione, giunta quasi al termine, è la sezione Twins: un confronto fatto tra i due fratelli gemelli, entrambi astronauti della NASA, Scott Kelly e Mark Kelly, il primo in orbita mentre il secondo è sulla Terra. Confrontare pertanto i diversi valori di due gemelli che per un anno hanno vissuto un tenore di vita estremamente diverso sarà molto utile alla scienza, soprattutto per rendere possibile il viaggio verso Marte. Gli astronauti infatti avranno bisogno di vivere in condizioni di microgravità per lunghi periodi di tempo e per minimizzare gli effetti di un viaggio così lungo non basta vedere cosa succede ad un umano che vive un anno nello spazio: un confronto psico-fisico col gemello che ha vissuto sulla Terra completerebbe il quadro.

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Nato a Foggia, frequenta il corso di laurea in Scienze Geologiche presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Appassionato di astronomia e giornalismo si dedica alla divulgazione scientifica intervistando diversi personaggi della scienza come gli astronauti Umberto Guidoni e Maurizio Cheli e l'astronomo Alan Stern della NASA. Scrive per "Le Stelle", la rivista astronomica fondata da Margherita Hack, "HuffPost Italia" e "Il Messaggero". In passato ha collaborato con "BBC Scienze" e "l'Espresso". Nel 2016 il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l'Associazione Italiana del Libro gli hanno conferito il Premio Nazionale per la Divulgazione Scientifica.

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