Nuovi dati della sonda NASA Juno ci svelano dettagli di Giove che ignoravamo del tutto (o quasi): suoni tetri, tempeste gigantesche ed un campo magnetico dieci volte più grande di quello terrestre.

SUONI SPETTRALI

Il suono della ionosfera gioviana è piuttosto spettrale, anche se alterna tonalità decisamente più “dolci”; gli strumenti di Juno, durante uno dei passaggi ravvicinati, hanno raccolto questa testimonianza senza precedenti. Nello spettrogramma ufficiale, che pubblichiamo di seguito, possiamo notare che la densità di plasma è cresciuta rispetto ai precedenti passaggi della sonda: i toni che vediamo nel grafico, piuttosto tratteggiati, indicano la densità elettronica del pianeta, associata all’interazione tra Juno e le particelle cariche nella ionosfera del gigante gassoso. Si ignora qual è la sorgente esatta di questi suoni, attualmente oggetto di studio da parte della comunità scientifica. [ASCOLTA IL SUONO DI GIOVE]:

Una nota interessante è che se un ipotetico astronauta o pilota sorvolasse Giove non sentirebbe nulla perché le frequenze sono nell’ordine dei 150 kHz, e dunque troppo alte perché il nostro orecchio possa captarle.

TEMPESTE GIGANTESCHE

Gli altri dati raccolti da Juno ci fanno comprendere qualcosa in più sulla natura del gigante gassoso: la presenza di cicloni polari con diametri di mille chilometri, sistemi di tempeste che si spingono in profondità e un campo magnetico circa 10 volte quello terrestre sono solo alcune delle scoperte che svelano la svariatezza geologica e climatica di questo pianeta.

Ovale BA
Ovale BA, credits: NASA/JPL/Juno

Lo scatto in falsi colori mette in evidenza una delle più famose macchie di Giove, l’Ovale BA. Si tratta di una tempesta, attualmente di colore rosso, nell’emisfero meridionale del gigante gassoso: è molto simile, in forma, alla Grande Macchia Rossa, ma è più piccola nelle dimensioni. La sua prima osservazione risale al 2000, anno della sua formazione: nacque dalla fusione di tre piccole tempeste ovali biancastre e da allora non ha fatto altro che intensificarsi sempre più.

L’AMMONIACA ALLA BASE DEL SISTEMA CLIMATICO?

Lo strumento Juno Microwave Radiometer (MWR), che misura il flusso della radiazione elettromagnetica emessa dalla superficie per effetto della sua temperatura, ha analizzato i valori di ammoniaca a partire dallo strato esterno di nuvole per penetrare fino a quelli più interni, circa 550 chilometri: da questa analisi è emerso che la presenza di ammoniaca è variabile e sembra aumentare negli strati più interni; come ipotizzato in precedenza, l’ammoniaca potrebbe essere l’elemento fondamentale sul quale si base il complesso sistema climatico di Giove.

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Nato a Foggia, frequenta il corso di laurea in Scienze Geologiche presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Appassionato di astronomia e giornalismo si dedica alla divulgazione scientifica intervistando diversi personaggi della scienza come gli astronauti Umberto Guidoni e Maurizio Cheli e l'astronomo Alan Stern della NASA. Scrive per "Le Stelle", la rivista astronomica fondata da Margherita Hack, "HuffPost Italia" e "Il Messaggero". In passato ha collaborato con "BBC Scienze" e "l'Espresso". Nel 2016 il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l'Associazione Italiana del Libro gli hanno conferito il Premio Nazionale per la Divulgazione Scientifica.

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