Una delle cose che diamo per scontate nel mondo moderno è l’illuminazione: purtroppo un miliardo e mezzo di persone, nei paesi in via di sviluppo, non hanno accesso alla luce elettrica. Gravity Light, una lampadina capace di convertire l’energia potenziale gravitazionale di un grande peso in energia elettrica, si propone come valida soluzione.

La società londinese, The Gravity Foundation, dopo essersi interrogata sul problema, ha sviluppato una soluzione rivoluzionaria che garantisce un sistema di illuminazione privo di inquinamento, senza rischio di infiammabilità e privo di costi. Un mix di tecnologia antica e moderna che vede la cooperazione tra i LED ad alta efficienza e un sistema di ingranaggi simili a quelli di un pendolo.

Gravitylight
Il sistema di ingranaggi è in grado di convertire l’energia potenziale gravitazionale di un grande peso in energia elettrica. Credits: gravitylight.org

Il progetto ha raccolto circa 400.000 dollari durante la campagna su Indiegogo, al fronte dei 55.000 richiesti dall’azienda per realizzare il prototipo. Il prezzo sul mercato dovrebbe aggirarsi tra i 3 e i 5 dollari; una cifra decisamente modesta e conveniente se si considera che è lo stesso costo per tre mesi di cherosene.

“Nel 2009 SolarAid, una società di consulenza di design, è stata avvicinata da un ente di beneficenza del Regno Unito con una missione: sradicare le lampade al cherosene. Il team di SolarAid ha voluto sviluppare una lampadina a basso costo, per garantire illuminazione alle famiglie che vivono con meno di 3 dollari al giorno. I designer Martin Riddiford e Jim Reeves hanno accettato la sfida”

 

I designer di Gravitylight
A sinistra Jim Reeves, a destra Martin Riddiford. Credits: gravitylight.org

Come funziona?

L’idea è semplice e geniale: una volta appesa al soffito, tramite un gancio, è sufficiente appendere un peso, un semplice sacco di sabbia dal peso di 26 libbre (circa 12 kg); un cavo, passante per l’unità, permette di sollevare il peso in aria che scenderà poi lentamente a terra: un sistema di ingranaggi intero attiva un generatore capace di convertire l’energia cinetica rilasciata dal sacchetto durante la caduta in elettricità.

Quando il peso raggiunge il suolo può essere sollevato nuovamente fino al soffitto per produrre altra energia; lampadina a parte, il generatore può alimentare altri dispositivi se collegati all’apposita presa. Ogni carica produce poco meno di un decimo di watt che fornisce dai 20 ai 30 minuti di luce se installato ad un’altezza di oltre almeno 6 piedi (1,8 metri). La confezione di Gravitylight contiene anche le SatLight (lampadina satellite), dei piccoli lampadari collegati a Gravitylight per illuminare anche gli angoli più remoti della casa.

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Nato a Foggia, frequenta il corso di laurea in Scienze Geologiche presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Appassionato di astronomia e giornalismo si dedica alla divulgazione scientifica intervistando diversi personaggi della scienza come gli astronauti Umberto Guidoni e Maurizio Cheli e l'astronomo Alan Stern della NASA. Scrive per "Le Stelle", la rivista astronomica fondata da Margherita Hack, "HuffPost Italia" e "Il Messaggero". In passato ha collaborato con "BBC Scienze" e "l'Espresso". Nel 2016 il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l'Associazione Italiana del Libro gli hanno conferito il Premio Nazionale per la Divulgazione Scientifica.

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