Green Bank: dove la tecnologia è reato

A Green Bank, comunità di 143 anima, una norma del 1958 proibisce l’uso della tecnologia in favore della scienza. Ma gli abitanti sembrano non risentirne

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Cartello di Green Bank
PH: ©Joshua Cogan

Gli americani, si sa, sono un popolo piuttosto strambo, soprattutto per quanto riguarda le norme giuridiche. Basta pensare che: in Pennsylvania è illegale pescare con la dinamite, in Connecticut i cetriolini si possono chiamare così solo se rimbalzano, in Alabama è vietato infilarsi un cono gelato nella tasca posteriore dei pantaloni, in Alaska  è vietato gettare un alce vivo dall’aereo, in Arizona le persone a cui manca più di un dente non possono sorridere in pubblico, a San Francisco si può passeggiare con un elefante al guinzaglio, ma non si possono utilizzare mutande usate per pulire la macchina, pena il carcere. E che dire dello Utah ? Puoi conservare un ordigno nucleare in casa ma è assolutamente vietato farlo esplodere altrimenti, se miracolosamente dovessi sopravvivere, avrai guai gravi con la giustizia. Insomma per elencarle tutte queste bizzarrie legali probabilmente non basterebbe una rivista intera. Ma non avremmo mai pensato che proprio nel paese della Apple, della Microsoft e del colosso dei social network, Facebook, fosse proibita la tecnologia.

Green Bank Phone
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Ebbene sì e da più di cinquant’anni. Esiste un paese infatti dove per telefonarsi si usa ancora la vecchia cabina telefonica. Dove nessuna casa possiede un forno a microonde. Dove persino l’autoradio è proibita. La tecnologia è off limits. Questo posto è Green Bank, Contea di Pocahontas, un piccolissimo borgo di centoquarantatre anime, dichiarato census-designated-place, nello Stato della Virginia Occidentale. Le località CDP non hanno una forma di amministrazione legalmente riconosciuta e per questo motivo è stato facile approvare una norma giuridica del 1958 che proibisce l’utilizzo di qualsiasi apparecchio elettronico, al fine di proteggere dalle interferenze i telescopi del National Radio Astronomy Observatory. Quest’ultimo, il cui nome esteso è Robert C. Byrd Green Bank Telescope, venne dedicato al senatore Robert Byrd. Inaugurato nel 22 agosto 2000, possiede un diametro largo cento metri ed è il più grande telescopio del mondo completamente movimentabile. Sostituì infatti un “antenato” che crollò il 30 novembre 1988 a causa del cedimento di un elemento strutturale. Rientra nel Guinness dei primati anche come la più grande struttura terrestre dotata di movimentazione. Dotato di 2209 attuatori, motori che ne correggono l’allineamento, dispone di una superficie attiva di 100×110 metri composta da 2004 pannelli, ed ha una configurazione gregoriana.

Green BankGrazie ad esso nel 2002 furono individuate tre nuove pulsar al millisecondo nell’ammasso globulare M62, e nel 2006 fu scoperto un grande campo magnetico a spirale nel complesso molecolare di Orione. Niente tv e cellulari dunque. Spenti anche computer e internet. Nessuna connessione wi-fi. L’area è diventata una perfetta “quiet zone”,  libera da qualsiasi tipo di interferenza, come avviene sugli aerei in fase di decollo e di atterraggio. La cosa però sembra non dispiace affatto gli abitanti che hanno trasformato il divieto in una nuova opportunità per l’industria turistica: nella cittadina arrivano da tutti gli stati dell’America, agenti immobiliari, impiegati e liberi professionisti stressati che vogliono godersi qualche giorno di digiuno elettronico. Lontani dalle comunicazioni sui cellulari o dal diluvio di programmi televisivi. L’astronomia negli States è molto tutelata anche a discapito della tecnologia.

Header image credits: Joshua Cogan

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Nato a Foggia, frequenta il corso di laurea in Scienze Geologiche presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Appassionato di astronomia e giornalismo si dedica alla divulgazione scientifica intervistando diversi personaggi della scienza come gli astronauti Umberto Guidoni e Maurizio Cheli e l'astronomo Alan Stern della NASA. Scrive per "Le Stelle", la rivista astronomica fondata da Margherita Hack, "HuffPost Italia" e "Il Messaggero". In passato ha collaborato con "BBC Scienze" e "l'Espresso". Nel 2016 il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l'Associazione Italiana del Libro gli hanno conferito il Premio Nazionale per la Divulgazione Scientifica.

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