Si chiama High Definition Space Telescope e sarà ben cinque volte più nitido e cento volte più sensibile dell’Hubble. Se non riuscite ad immaginare le prestazioni di questo super telescopio vi diamo un aiutino con l’immagine seguente:
Hubble vs Hdsp

skyandtelescope.com

A sinistra la risoluzione dell’Hubble Space Telescope (HST). A destra, invece, quella dell’High Definition Space Telescope (HDST). Questo ambizioso progetto è stato annunciato dagli scienziati dell’Aura (Association of Universities for Research in Astronomy) di Washington. Sarà lanciato in orbita non prima del 2030 un telescopio ed il suo scopo principale sarà cercare tracce di vita extraterrestre. Questo strumento è capace di scandagliare il cielo nel visibile e nell’ultravioletto con una risoluzione mai ottenuta prima d’ora.

A differenza dell’Hubble, sarà capace di catturare anche la flebile luce emessa dalle stelle di bassissima luminosità. «Finalmente avremo nelle nostre mani un potente mezzo per realizzare scoperte eccezionali che cambieranno per sempre il genere umano» – dice il presidente dell’Aura, Matt Mountain.
HDST Concept

skyandtelescope.com

Il programma farà si che HDST sarà a disposizioni di squadre di astronomi, scienziati e ricercatori per migliorare significativamente le nostre conoscenze sull’origine e l’evoluzione dell’universo, cercando di capire se esiste vita extraterrestre. La vera novità è che questo strumento sarà in grado di osservare direttamente l’atmosfera dei pianeti extrasolari simili alla Terra per cercare tracce di una biosfera attiva sulla superficie, grazie all’impiego di un coronografo (un disco che blocca la luce della stella madre in modo da poter visualizzare direttamente la luce riflessa degli esopianeti orbitanti) e di uno spettrografo per analizzare la composizione atmosferica degli esopianeti.

Le sue dimensioni sono a dir poche megalomani. Avrà un’area riflettente 25 volte più grande di quella di Hubble e quasi il doppio del James Webb Space Telescope (Nell’immagine di intestazione, uno specchio dell’JWST durante un test: sarà lanciato nel 2018). Un mosaico composto da 54 segmenti riflettenti uniti tra loro (JWST ne ha solo 18). Lo strumento sarà assemblato in moduli così da consentire agli “astromeccanici” o alle braccia robotiche, a bordo delle future navicelle, di sostituire e riparare le parti che danneggiate. Gli scienziati hanno pensato anche ad una posizione strategica. Sarà collocato nel punto lagrangiano L2, a oltre un milione e mezzo di chilometri dal nostro pianeta, una delle cinque zone tra la Terra e il Sole dove l’attrazione gravitazionale esercitata dai due corpi celesti si annulla reciprocamente.

Indagherà le profondità più remote del cosmo per cercare di spiegare l’origine della chimica della vita nell’universo, concentrandosi sull’analisi della distribuzione dei gas nello spazio intergalattico, in modo da mappare e mostrarci la cosiddetta ragnatela cosmica, vale a dire la struttura ramificata ai cui nodi si trovano le galassie, così da fornire dettagli per spiegare in che modo i gas extragalattici fluiscono nelle galassie stesse per rifornirle di materiale per la produzione di nuove stelle.

SHARE
Previous articlePlutone ha il cielo azzurro e acqua ghiacciata sulla superficie
Next articleMaker Faire Rome: dalla città eterna il futuro in diretta
Nato a Foggia, frequenta il corso di laurea in Scienze Geologiche presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Appassionato di astronomia e giornalismo si dedica alla divulgazione scientifica intervistando diversi personaggi della scienza come gli astronauti Umberto Guidoni e Maurizio Cheli e l'astronomo Alan Stern della NASA. Scrive per "Le Stelle", la rivista astronomica fondata da Margherita Hack, "HuffPost Italia" e "Il Messaggero". In passato ha collaborato con "BBC Scienze" e "l'Espresso". Nel 2016 il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l'Associazione Italiana del Libro gli hanno conferito il Premio Nazionale per la Divulgazione Scientifica.

LEAVE A REPLY