Pianeti anomali in rotta di collisione con il nostro pianeta, basi aliene su Marte, insensati fenomeni astronomici, avvistamenti alieni e testimonianze di chi ha procreato con razze aliene. Quali sono le bufale astronomiche più gettonate e perché diventano tanto virali?

Fin dalla notte dei tempi l’astronomia ha rappresentato per l’uomo la scienza più affascinante dove curiosità, fascino, mistero e necessità di trovare delle risposte che soddisfino le domande esistenziali , si mescolano in un entusiasmante cocktail che, da più di mezzo secolo, ci porta a spingerci ai limiti del nostro sistema solare; è, forse, la scienza che richiede maggiore pazienza, per via delle vaste distanze e dunque maggiore meticolosità nelle indagini. Per questo infatti le ricerche possono durare diversi decenni, basta pensare a Plutone, scoperto nel 1930 da Clyde Tombaugh: ci sono voluti 75 anni prima che potessimo vederlo in alta definizione, confermando alcune ipotesi e scongiurandone altre.

Tempo fa Marco Salvati scrisse su Twitter che “Nulla è più democratico di un sogno, garantisce a tutti il diritto di volare”. Analogamente il cielo garantisce a tutti il diritto di “fantasticare”, di immaginarsi pianeti abitati chissà dove ma lo stesso non si può dire per l’astronomia, una scienza esatta che non accetta fandonie e altre assurdità. Proprio questo desiderio di fantasticare, di concepire nello spazio mondi migliori e realtà diverse dalla nostra, conferisce un elevato potere diffusivo alle invenzioni di chi, senza scrupolo, decide principalmente di monetizzare l’innocenza (chiamiamola così) dei lettori inesperti ma comunque desiderosi di scoprire e di informarsi.

Neil Armstrong
La pubblicazione di foto di questo tipo ha alimentato la fantasia dei complottisti convinti che l’allunaggio dell’Apollo 11 non fosse altro che un set cinematografico. In realtà si tratta di una fase di addestramento degli astronauti. Nella foto Neil Armstrong. Credits: NASA

Quel “piccolo passo” tanto discusso

Sempre attuale, nonostante si avvicini il 50° anniversario, è il complotto sull’allunaggio che, negli anni, ha dato vita ad altre numerose bufale, la più nota quella che sostiene la presenza di basi extraterrestri sul suolo lunare; a dare man forte alla balla spaziale vi sono numerosi filmati (ovviamente fasulli) che circolano in rete ove vengono mostrate fantomatiche strutture aliene e conversazioni (“censurate”) di astronauti increduli. Molte di queste strutture sono state riprodotte virtualmente, non necessariamente con software avanzati, e sono state aggiunte ai filmati originali delle missioni Apollo (da diverse decine di anni disponibili online sul sito della NASA e su molti canali Youtube); in quanto alle conversazioni tra gli astronauti si tratta di spezzoni derivanti da dialoghi cinematografici o di conversazioni realmente avvenute tra i membri degli equipaggi Apollo ma in contesti differenti come lo stupore nel vedere il suolo lunare e non chissà quale struttura aliena.

Basi aliene sulla Luna
Un fotomontaggio, molto difuso sul web, mostrerebbe le rovine di strutture extraterrestri sul suolo lunare.
I complottisti sostengono che le missioni del programma Apollo erano mirate a raccogliere reperti all’interno
di queste rovine al fine di recepire informazioni sulla tecnologia aliena, molto più avanzata di quella degli
anni ’60. Credits: disclose.tv

I sondaggi promossi dalla PPP (Public Policy Polling) rivelano che la popolazione americana, dapprima affascinata da queste teorie, ha perso interesse e la percentuale di adulti che crede al complotto lunare, e alle bufale da esso derivate, si attesta intorno al 6%, mentre tra i giovani (14-25 anni) intorno al 27%. Altra storia molto fantasiosa è quella che sostiene l’esistenza di basi naziste sul suolo lunare, allo scopo di distruggere una nazione, se non addirittura il mondo intero, attraverso potenti e sofisticate armi al laser; l’elevata idiozia di questa bufala ha fatto si che non si diffondesse molto, trovando solamente pochi seguaci: è stata accantonata dopo poco tempo dalla sua non riuscita diffusione.

Basi naziste sulla Luna
Un fotomontaggio creato per riprodurre, in un cratere lunare, ipotetiche basi spaziali naziste progette per
distruggere in pochi minuti intere nazioni grazie a potenti cannoni al laser. Credits: hoaxeye.com

La fine del complotto lunare?

Nel 2016 David Grimes, ricercatore di Oxford, ha messo a punto il modello matematico che esclude l’attendibilità di diverse teorie del complotto lunare: la tesi di fondo è che un certo numero di persone può mantenere un segreto solo per un determinato periodo di tempo. Grimes ha così sviluppato l’equazione in base: un segreto che duri un secolo non può coinvolgere che un numero massimo di 125 persone. Dunque, un segreto che coinvolga 2521 non durerebbe più di 5 anni. Se quel che dice Grimes è vero, considerando che lo sbarco lunare è avvenuto nel 1969 e coinvolse circa 411.000 dipendenti della NASA, un eventuale messinscena sarebbe stata sicuramente svelata.

David Robert Grimes
Il ricercatore David Robert Grimes, credits: thefreethinktank.com

Nelle formule di Grimes – pubblicate con l’intero studio su Plos One – si considera soprattutto l’eventualità che a qualcuno possa sfuggire di rivelare un segreto al pub per vantarsi o perché brillo, oppure che un qualche “whistleblower” (un uccellino, diremmo dalle nostre parti) lo riveli deliberatamente per ragioni sue (idealistiche, politico-ideologiche, opportunistiche, e così via). Stando al modello di Grimes, l’ipotetico segreto del falso sbarco lunare avrebbe retto appena per 3 anni e 9 mesi. Il ricercatore ha tenuto conto però anche delle teorie complottiste sui vaccini e i farmaci anti-tumorali che, in media, coinvolgono oltre 700mila persone per ciascun settore. Nel caso dei vaccini, il segreto sarebbe durato solo 3 anni e 2 mesi mentre qualora si fosse tenuta nascosta la scoperta della cura del cancro, il suo segreto non sarebbe durato più di 3 anni e 3 mesi.

Apollo 20: l’aliena recuperata sulla Luna

Quella d’Apollo 20 è una missione segreta americana-sovietica che aveva come obiettivo quello di recuperare un’antichissima astronave aliena sigariforme presente sul lato non visibile della Luna: la bufala riscontrò un elevato successo al punto che ne parlarono diverse trasmissioni televisive, quotidiani e notiziari nazionali. A dare origine al racconto è un tale William Rutledge, che dichiara di essere stato uno degli astronauti di questa missione insieme all’americana Leona Snyder e al russo Alexei Leonov; l’equipaggio, decollato con un vettore Saturn V, sarebbe partito di nascosto nel 1976 dalla base militare di Vandenberg, in California, diretto verso la faccia non visibile della Luna dove già le ricognizioni dell’Apollo 15 avevano destato curiosità e stupore per via di un presunto  vascello alieno (una banalissima duna le cui ombre avevano creato da un effetto ottico illusorio noto come pareidolia).

Il logo di Apollo 20
L’ipotetico logo della fantasiosa missione Apollo 20. Credits: ilsapere.org

Rutledge correda la sua narrazione con molti dettagli tecnici e con l’impressionante filmato che mostra il “cadavere”  umanoide di una donna aliena rinvenuto nella presunta astronave e ben conservato per via delle basse temperature lunari. Un falso ben costruito, diffuso attraverso filmati fasulli pubblicati su Youtube il 1 aprile del 2007: la donna mostrata nei filmati non è altro che un’opera d’arte intitolata “Alien Mona Lisa”, realizzata dall’artista francese Thierry Speth.

Alien Mona Lisa di Thierry Speth
A sinistra le fasi di creazione dell’opera, credits: forgetomori.com; in alto a destra l’opera predisposta per il trasporto e mostrata nel falso filmato di Rutledge, credits: Rutledge Video; in basso a destra l’artista francese Thierry Speth, credits: wix.com

Nibiru: una bufala sempre attuale

Lo scontro con il presunto pianeta Nibiru rappresenta una delle maggiori bufale astronomiche diffuse soprattutto grazie al fascino che il misterioso e sconosciuto pianeta esercita sui lettori; Nibiru non è mai stato osservato da nessun astronomo o scienziato, e non è mai stato ripreso, fotografato o mappato da nessun satellite, sonda o telescopio spaziale. La sua concezione si deve allo scrittore Zecharia Sitchin (scomparso nel 2010) e si fonda sulla base di una personale interpretazione delle scritture sumere. Lo scrittore azero ha una teoria tutta sua a riguardo, la quale vorrebbe che all’origine della vita sulla Terra ci sia una presunta civiltà extraterrestre.

Zecharia Sitchin
Zecharia Sitchin, credits: cloudfront.net

Tale sua personale teoria speculativa è del tutto priva di riscontri e di qualunque base scientifica. Il primo indizio da considerare è l’etimologia del nome Nibiru che deriva dalla lingua accadica e significa “punto di attraversamento” o “punto di transizione”; con questo nome gli antichi popoli mesopotamici indicavano il corpo celeste associato al dio Marduk: un recente studio, a cura dell’assirologo Immanuel Freedman, rivela come il nome Nebiru venisse assegnato in realtà ad ogni oggetto astronomico visibile che contrassegnasse la posizione dell’equinozio e, dunque, a nessun corpo celeste nello specifico.

Cos’è quindi Nibiru? Si tratta in sostanza di un espediente mesopotamico per misurare la precessione degli equinozi: il cielo veniva immaginariamente diviso in 7 spicchi, ciascuno dedicato a uno dei 7 maggiori Anunnaki (divinità); ogni spicchio misurava circa 50 gradi sull’equatore celeste. Con la precessione l’equinozio di primavera si sposta nel corso dei secoli lungo l’eclittica, attraversando in successione i vari spicchi in cui era diviso il cielo. Il passaggio del punto equinoziale da uno spicchio all’altro determinava l’attraversamento di una fascia di confine di circa 1,5 gradi, corrispondente a quasi 3 volte il diametro apparente della Terra proiettata sulla Luna durante un’eclissi.

Antiche divinità sumeriche
Antiche divinità sumeriche, credits: utopisticahistorica.files.wordpress.com

Questa fascia di attraversamento era Nibiru, nella quale la sovranità del cielo non apparteneva ad alcun Anunnaki, e quindi gli dei potevano scendere sulla Terra. Per comprendere meglio l’idiozia di tale personaggio ci si può soffermare su di un’altra folle teoria da egli sostenuta: nella sua costruzione teorica infatti affianca al pianeta Nibiru un altro corpo celeste chiamato Tiamat, quest’ultimo sarebbe esistito collocandosi tra Marte e Giove. Sitchin lo descrive come un fiorente mondo con giungle, foreste e oceani la cui orbita fu distrutta dall’arrivo di un grande pianeta e di una piccola stella che attraversò il sistema solare tra i 65 milioni e i 4 miliardi di anni fa. La nuova orbita assunta da Tiamat avrebbe fatto sì che collidesse con Nibiru. I detriti di questa collisione avrebbero dato vita alla fascia principale degli asteroidi, alla Luna e alla Terra.

Nancy Lieder
Nancy Lieder, credits: i.ytimg.com

L’assurda teoria della collisione di Nibiru con la Terra invece è opera di Nancy Lieder, a suo dire una “contattista”,  fondatrice del sito ZetaTalk: fu lei che, già dal 1995, mise in circolo la bufala secondo la quale la Terra sarebbe dovuta essere distrutta dal passaggio di un grande pianeta denominato Nibiru o Pianeta X. A questo punto internet ha fatto il suo e diversi siti web (copiandosi a vicenda) hanno provveduto a diffondere il falso verbo stabilendo, come data del disastro, il 21 dicembre 2012 (il famoso calendario Maya); Sitchin criticò l’associazione di questo scenario apocalittico con le sue ipotesi su Nibiru e nel 2007, con la pubblicazione del libro intitolato “ll giorno degli Dei”, stabilì che l’ultimo passaggio di Nibiru avvenne nel 600 a.C. e che quindi non ritornerà a passare prima di mille anni.

Phil Plait
L’astronomo Phil Plait, meglio noto come “Bad Astronomer”. Credits: nasa.gov

La comunità scientifica

Naturalmente la comunità scientifica ha sempre preso le dovute distanze da queste insensate teorie, smentendole in tutta la loro irrazionale completezza: l’astronomo Phil Plait ha fatto notare che se la previsione fosse stata esatta, un oggetto così grande e vicino alla Terra sarebbe stato visibile a occhio nudo allo stesso modo di come sono visibli Giove e Saturno, e avrebbe dato origine a imponenti effetti alle orbite degli altri pianeti. L’astronomo Mike Brown ha rimarcato poi l’impossibilità fisica delle affermazioni sul passaggio del pianeta. Un caposaldo di questa teoria si fondava sulle discrepanze nelle orbite di Urano e Nettuno fino a quando, nel 1992, l’astronomo Myles Standish dimostrò che queste discrepanze erano illusorie, e oggi tutti gli astronomi concordano che il Pianeta X non esiste. Nonostante ciò, l’argomento viene periodicamente riproposto dai ciarlatani: di recente è stato comunicato che Nibiru si sarebbe scontrato con la Terra lo scorso 19 novembre.

Il fascino di Marte

Il pianeta rosso esercita da sempre un forte potere attrattivo su di noi per varie ragioni: la prima, naturalmente, consiste nella sua collocazione all’interno della zona abitabile anche se la pressione atmosferica è troppo bassa e, di conseguenza , l’atmosfera e l’acqua si sono in gran parte disperse nello spazio; altre caratteristiche che lo rendono simile alla Terra sono poi il periodo di rotazione, l’inclinazione dell’asse di rotazione e le calotte polari. Con questi validi elementi il mito dei marziani era inevitabile, complice la rete di canali scoperta da Schiaparelli alla fine del XIX secolo e pubblicizzata come opera di esseri intelligenti.

La faccia su Marte
La faccia su Marte fotografata dalla sonda NASA Viking 1 nel luglio del 1976: nient’altro che un’illusione ottica. Credits: Viking1/NASA

Opere letterarie e cinematografiche hanno permesso a tale convinzione di ampliarsi, per mezzo di una fantascienza sempre più fedele alle conoscenze scientifiche ma, tuttavia, ancora prive di qualsiasi prova tangibile. Questo almeno fino al 25 luglio 1976 quando la sonda spaziale Viking 1, in orbita attorno a Marte, fotografò un’ampia area della superficie del pianeta Marte, situata nella regione di Cydonia: Il Volto su Marte misura 3 km in lunghezza e 1,5 km in larghezza e si trova 10° a nord dell’equatore marziano. Un caso mondiale di pareidolia, l’illusione subcosciente che tende a ricondurci a forme note oggetti o profili (naturali o artificiali) dalla forma casuale. Una ripresa del 1998 della sonda Mars Global Surveyor chiarì l’evidente illusione ottica riconfermata trent’anni dopo il primo scatto, Il 21 settembre 2006 quando l’ESA rese pubbliche nuove immagini ad altissima risoluzione della regione di Cydonia, fotografata da Mars Express, dove un pixel copre una dimensione di soli 14 metri.

La faccia su Marte
La faccia su Marte in alta definizione. Credits: esa.int

Nel corso degli anni, di pari passo con le varie missioni di esplorazione marziana, le bufale si sono succedute l’una dietro l’altra: dalle figure umanoidi, rivelatesi poi ombre di sassi, alle diverse ipotetiche strutture, naturalmente formazioni rocciose naturali. La più nota di queste risale al 2015 e si tratta di uno scatto fotografato dal rover Opportunity. Alle ben banali ipotesi di un’abitazione marziana se ne aggiunse una più fantasiosa quella che vede, a detta degli ufologi e complottisti un programma spaziale segreto messo a punto dalla NASA con tanto di flottiglia spaziale a supporto al fine di colonizzare segretamente il pianeta rosso.

Lo scatto di Opportunity

L’oggetto fotografato su Marte dal rover Opportunity è per alcuni una misteriosa cupola, forse una struttura
aliena o un progetto segreto della NASA; in realtà è una banale formazione rocciosa. Credits: Opportunity/NASA

Se non ci sono di mezzo gli alieni poi a fare da “esca”, per i più creduloni ma anche per molti curiosi, c’è un sensazionale fenomeno astronomico: nel caso di Marte l’insensato avvicinamento al nostro pianeta, tale da renderlo visibile, ad occhio nudo, nelle stesse dimensioni della Luna. Un fondo di verità in questa fake-news, che risale addirittura al 2003, c’è eccome perché Marte e la Terra , ogni 780 giorni, si trovano in opposizione, e dunque molto vicini tra loro: ne scaturisce un aumento della magnitudine apparente del pianeta, anche del 60% e nel 2003, anno in cui si concretizzò questa burla marziana, la distanza dei due corpi celesti si ridusse ad appena 55 milioni di chilometri, la minore mai registrata in 60.000 anni; per vedere Marte grande quanto la Luna però la distanza tra i due pianeti rocciosi dovrebbe ridursi fino ad arrivare almeno a 500.000 km ma a quel punto più che un fenomeno astronomico si tratterebbe di un autentico cataclisma causato dalla spropositata attrazione gravitazionale.

Tesoro, ti ho tradito con un alieno

Cosa succede quando l’idiozia incontra il narcisimo? Viene fuori una folle ricetta, un piatto condito da consapevolezza e manie di protagonismo. Sono numerose le persone nel mondo che affermano di aver avuto rapporti sessuali con extraterrestri, ricorderete il caso della donna italiana rapita dagli alieni e intervistata da Enrico Ruggeri nel corso del programma televisivo “Mistero”, in onda su Italia 1: si tratta per lo più di donne ma sono presenti, seppur in minoranza, anche alcuni uomini. Solitamente ci sono due categorie differenti per questo genere di fake-news: coloro che sono stati rapiti e abusati per esperimenti scientifici e coloro che hanno avuto rapporti consenzienti poiché messi a conoscenza di poter contribuire nel creare una razza di ibridi.

Proprio quest’ultima rappresenta la nuova frontiera dei rapimenti: lo scorso anno, negli Stati Uniti, è nata addirittura una comunità, la Hybrid Children, che ha come scopo quello di reclutare quante più donne possibili, allevatrici, che aiuteranno l’evoluzione della razza umana con la loro progenie. A rendere più assurda questa realtà ci sono i commenti delle donne che ne fanno parte le quali dichiarano che i rapporti avuti con le creature aliene siano stati i migliori in assoluto della loro vita. Questa comunità è stata fondata da Sharon e Nielsen McCormick, che sostengono che gli alieni abbiano raccolto DNA a sufficienza da consentir loro di creare generazioni di ibridi per decine di anni.

Il loro sito web dice che ci sono già milioni di genitori ibridi sulla Terra, ma semplicemente rimangono inconsapevoli: “Ero in una classe con altri esseri umani. Tutto ad un tratto mi sono seduta accanto a questa creatura rettile verde e subito ho sentito un’attrazione sessuale. Ero molto sorpresa. Abbiamo fatto l’amore in questa aula davanti a tutti. Tutti ci hanno guardato. Sembra folle, e le persone mi chiedono se io abbia preso le mie medicine, ma tutto questo sta davvero accadendo” – ha dichiarato Aluna Verse, portavoce del gruppo che sostiene di aver avuto già 13 figli ibridi.

Stop Bufale!
Stop Bufale!, credits: i2.cdn.turner.com

Ignorando le bufale impediamo ai cialtroni di arricchirsi

Dietro tutte queste bufale non ci sono semplicemente sostenitori della teoria del complotto o individui svitati; c’è anche chi, “furbamente”, ha pensato bene di sfruttare il fascino scaturito da notizie tanto sensazionali per incrementare i propri profitti. La tecnica, nota come click-baiting, (tradotto “Esca da click”): il termine indica un contenuto web (articolo giornalistico, post, video o immagini su siti web) la cui principale funzione è di attirare il maggior numero possibile d’internauti, per generare rendite pubblicitarie online.

Il click-baiting è parecchio fruttuoso al punto che, molto spesso, viene applicato sul web anche da quotidiani di rilievo e riviste prestigiose dal momento che un gran numero di visualizzazioni porta un gran numero di introiti; è facile intuire perché fake news di questo tipo siano sempre più numerose, sensazionalistiche, fantasiose e in continuo aumento nonostante le ripetute smentite da parte di giornalisti e scienziati. Ignorandole non solo evitiamo di perdere tempo leggendo sciocchezze ma ne dimezziamo la diffusione e dunque anche gli incassi di questi scellerati!

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Nato a Foggia, frequenta il corso di laurea in Scienze Geologiche presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Appassionato di astronomia e giornalismo si dedica alla divulgazione scientifica intervistando diversi personaggi della scienza come gli astronauti Umberto Guidoni e Maurizio Cheli e l'astronomo Alan Stern della NASA. Scrive per "Le Stelle", la rivista astronomica fondata da Margherita Hack, "HuffPost Italia" e "Il Messaggero". In passato ha collaborato con "BBC Scienze" e "l'Espresso". Nel 2016 il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l'Associazione Italiana del Libro gli hanno conferito il Premio Nazionale per la Divulgazione Scientifica.

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