Il crollo di Einstein

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La bomba atomica venne testata (con le opportune riduzioni) sostenendo un costo pari a due miliardi di dollari e 5 anni di lavoro svolto da migliaia di persone , il 16 luglio del 1945 il risultato di tanti sacrifici e fatica poteva essere così finalmente collaudato. Einstein soggiornava a Pricenton ed occupato allo sviluppo di una sua teoria scelse di non assistere allo sviluppo della fase di collaudo. La bomba doveva esser fatta esplodere nel mezzo del deserto del Nuovo Messico a circa 30 Km dall’ abitazione più vicina.

Lo staff tecnico aveva valutato nei minimi particolari i possibili pericoli, il giovane ricercatore che aveva sovrainteso la progettazione (Robert J. Oppenheimer) si posizionò a circa 15 km dal luogo dell’impatto insieme ad altri scienziati civili, all’ interno di un bunker realizzato per l’evento. Al sorgere del sole partì il conto alla rovescia, giunti allo zero l’esplosione provocò una luce così immensa ed un boato assordante che illuminò e scosse tutto il mondo. Il generale Thomas Farrell disse: “l’esplosione di luce che seguì fu indescrivibile, molto più intensa di quella emanata dal sole alle ore 12:00”. I suoi colori erano di diversa tonalità, si passava dal dorato, purpureo , viola, grigio e per finire azzurro. Ogni cima di monte, ogni grotta segreta, ogni crepaccio subiva quel “fascino luminoso”. Il giovane Oppenheimer con grande orgoglio e sollievo vide che il suo progetto si concluse con un eccellente risultato, ma al contempo stesso dichiarò una frase che restò impressa a molti, ovvero: “Io sono la Morte”. Il generale Ferrell espresse dei pensieri analoghi, dichiarando: “ un boato terrificante, premonitore del giorno del giudizio universale, ci fece capire che noi, vermi della terra, commettevamo sacrilegio ponendo mano a forza che fino a quel momento erano riserva all’ Onnipotente”. Il buon Einstein ascoltò la notizia dell avvenuto collaudo, e sperò con tutte le sue forze, che la furia di distruzione di quella bomba avrebbe placato l’animo di chi aveva brutte intenzioni nel suo utilizzo. Circa tre settimane dopo, lui insieme a tutto il mondo videro con i proprio occhi ciò che la bomba atomica aveva originato nella città giapponese di Hiroshima e circa tre giorni dopo a Nagasaki. Einstein rimase di sasso e inorridito di tutto e tutti, pentendosi della propria scelta e dei propri studi che indirettamente avevano rovinato le vite di esseri umani e di tutto il mondo. Disse: “ Nella mia vita ho commesso un tragico errore: quando ho firmato la lettera al presidente Roosevelt raccomandandogli di permettere la realizzazione della bomba atomica”.

La bomba atomica che venne sganciata sul Giappone, mise fine alla seconda guerra mondiale, ma al contempo stesso distrusse  definitivamente nel famoso genio, quella sorta di venerazione, che  lo aveva da sempre affascinato verso la curiosità del mondo e delle sue leggi.

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