Un gruppo di astronomi australiani e statunitensi che hanno puntato il Very Large Telescope del Cile verso una “nube” di gas che si è formata quasi 12 miliardi di anni fa, quando l’Universo aveva 1,8 miliardi di anni. La ricerca verrà pubblicata sul numero cartaceo del Monthly Notices of the Royal Astronomical Society Letters, ma è già disponibile online. La nube in questione è composta da piccolissime percentuali di elementi pesanti, come carbonio, ossigeno e ferro. «Gli elementi pesanti non si formarono con il Big Bang, ma successivamente, dalle stelle, quando esplosero», spiega Neil Crighton del Swinburne University of Technology’s Centre for Astrophysics and Supercomputing.

Nebulosa del Granchio

Un valido esempio è la Nebulosa del Granchio. Secondo gli scienziati solo quando le prime stelle, note come “Popolazione III” e formate dopo il Big Bang, esplosero come supernovae iniziarono a produrre i primi elementi pesanti diffondendoli in nubi di gas. Il fatto che la nube ne contenga poco indica che a formarla fu una stella primordiale.

Gli scienziati cercheranno adesso nubi di gas simili per capire di più sulle stelle antiche. L’obiettivo sarà comprendere quali erano le reali percentuali degli elementi che si formavano all’atto dell’esplosione delle prime stelle e per farlo sarà necessario “analizzare” diversi campioni di riferimento ed essere certi di osservare nubi di gas che non sono contaminate da stelle di generazione successiva. Un lavoro possibile solo con i più potenti telescopi. Se volete leggere la ricerca, in lingua inglese, cliccate qui.

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Nato a Foggia, frequenta il corso di laurea in Scienze Geologiche presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Appassionato di astronomia e giornalismo si dedica alla divulgazione scientifica intervistando diversi personaggi della scienza come gli astronauti Umberto Guidoni e Maurizio Cheli e l'astronomo Alan Stern della NASA. Scrive per "Le Stelle", la rivista astronomica fondata da Margherita Hack, "HuffPost Italia" e "Il Messaggero". In passato ha collaborato con "BBC Scienze" e "l'Espresso". Nel 2016 il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l'Associazione Italiana del Libro gli hanno conferito il Premio Nazionale per la Divulgazione Scientifica.

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