Umberto Guidoni
Umberto Guidoni

Gli astronauti, si sa, sono in genere persone molto interessanti, gentili, disponibili e simpatiche ma la simpatia di Umberto Guidoni non ha eguali. Nato a Roma ha conseguito la laurea con lode in Fisica specializzandosi poi in Astrofisica all’Università «La Sapienza» ed ha ottenuto una borsa di studio presso il Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare (CNEN), di Frascati. Nel 2001 è stato il primo astronauta europeo a visitare la Stazione Spaziale Internazionale con la missione STS-100, la centesima del programma Shuttle. Contattarlo è stato più facile del previsto: dopo un paio di e-mail il nostro incontro è stato fissato al Caffè Palombini, a Roma. Non capita tutti i giorni di fare colazione con un astronauta se poi si tratta di un’icona, che ha saputo coltivare la tua passione per la scienza, l’evento diventa ancora più emozionante. Ho sempre seguito Umberto infatti fin dalla più tenera età, quando fu ospite del programma “Chi ha incastrato Peter Pan?” condotto da Gerry Scotti. Non nego che l’emozione ha preso il sopravvento specie durante l’attesa che tuttavia non è durata più di qualche istante. Puntuale come un orologio svizzero, Umberto ci raggiunge all’ingresso del bar all’orario stabilito. Una stretta di mano e subito ci mette a nostro agio dopo la richiesta di darci del tu che ovviamente accettiamo senza esitazioni.

Durante la nostra hearty breakfast, Raffaele ed Io raccontiamo ad Umberto di Close-Up Engineering e del nostro percorso di studi per poi mostrargli il ricco archivio di articoli, scritti da Umberto, che ho raccolto negli anni. Tra ricordi e un pò di risate, capiamo di aver famigliarizzato abbastanza da poter entrare nel vivo della nostra tanto desiderata intervista.

Close-Up Engineering incontra Umberto Guidoni
Close-Up Engineering incontra Umberto Guidoni. Da sinistra a destra: Antonio Piazzolla, Umberto Guidoni, Raffaele Salvemini.

Com’è nata la sua passione per la scienza ed il desiderio di fare l’astronauta?

La passione per la scienza ce l’avevo già da ragazzo, leggevo libri sopratutto di avventura prima e poi di scienza. Sopratutto fantascienza, è stata il filo conduttore della mia crescita. La scintilla che mi ha fatto venire l’idea, o meglio il sogno di fare l’astronauta, è stato lo sbarco sulla Luna. Crescendo mi sono reso conto che il mestiere di astronauta in quella fase storica era soprattutto americano e russo, per gli europei e gli italiani non c’era questa possibilità così mi sono detto se non posso fare l’astronauta studierò il cielo da Terra. Sono diventato un astrofisico ed ho fatto ricerca per una decina d’anni al CNR per studiare la magnetosfera terrestre e proprio questa attività mi ha concesso l’opportunità di realizzare il mio sogno: diventare astronauta. Alla fine degli anni ’90 ci fu un accordo tra americani e la nascente Agenzia Spaziale Italiana per la realizzazione di una missione sullo Shuttle proprio per lo studio della magnetosfera terrestre. Ho partecipato così alla selezione per diventare astronauta, senza avere particolari aspettative tanto è che non dissi nulla nemmeno alla mia famiglia. Ad un certo punto però restammo in due e allora si concretizzò la possibilità di andare per davvero in America e così è stato.

Cosa serve per fare l’astronauta? Occorre avere qualche caratteristica particolare?

In realtà no, molti pensano che gli astronauti debbano avere un fisico eccezionale ma non c’è bisogno di essere sportivi non devono stabilire dei record o fare le olimpiadi. Devono avere però una condizione fisica eccellente: sistema cardiovascolare molto efficiente, su di quello si basa uno dei test più importanti. Si verifica infatti che l’organismo sia in grado di sopportare quelle che sono le difficoltà a cui andrà incontro quando si troverà in assenza di peso, ossia le trasformazioni che il corpo subisce quando si trova in orbita. Naturalmente è importante anche l’aspetto psicologico che viene valutato dopo una lunga serie di test.

Naturalmente una preparazione scientifica è fondamentale per poter fare questo mestiere.

Si, ci sono due gruppi di individui che possono fare il concorso da astronauta: il primo gruppo riguarda i piloti militari perchè c’è il requisito del pilotaggio. I veicoli spaziali infatti si pilotano nonostante siano diversi da un aereo. Circa la metà di astronauti proviene da questo gruppo. Per loro è richiesta comunque una qualifica scientifica anche se non è necessaria una laurea, è importante avere invece molte ore di volo. L’altra metà di astronauti sono coloro che possiedono una formazione scientifica: è importante avere una laurea, per gli americani anche il dottorato di ricerca, ed avere anche un’esperienza di ricerca di qualche anno.

Segui il resto dell’intervista qui: https://www.youtube.com/watch?v=DQUK8vnfJVU

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Nato a Foggia, frequenta il corso di laurea in Scienze Geologiche presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Appassionato di astronomia e giornalismo si dedica alla divulgazione scientifica intervistando diversi personaggi della scienza come gli astronauti Umberto Guidoni e Maurizio Cheli e l'astronomo Alan Stern della NASA. Scrive per "Le Stelle", la rivista astronomica fondata da Margherita Hack, "HuffPost Italia" e "Il Messaggero". In passato ha collaborato con "BBC Scienze" e "l'Espresso". Nel 2016 il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l'Associazione Italiana del Libro gli hanno conferito il Premio Nazionale per la Divulgazione Scientifica.

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