Farsi un bagno nei mari dell’Australia non è molto semplice: tra meduse killer che possono mandare in shock anafilattico un uomo in pochi minuti e enormi squali che nuotano simpaticamente a pochi metri dalla riva, non sempre bagnanti e surfisti si recano in spiaggia convinti di passare una bella giornata al mare. Considerando soprattutto che negli ultimi anni gli attacchi di squali sulle spiagge australiane hanno raggiunto il massimo storico, invogliando i pescatori ad aprire un’illegale caccia allo squalo che ha portato all’inutile morte di molti esemplari e scatenando le ire di ambientalisti e animalisti. Poiché in Australia sono molti attenti al loro mare e agli animali che naturalmente ci vivono dentro, alle loro spiagge e soprattutto sono da sempre attenti all’incolumità dei bagnanti, ecco che dei ragazzi con la passione per il mare hanno fondato una compagnia dal nome Shark Mitigation, già partner in affari di The Seabin Project, tecnologia di cui abbiamo già parlato in un nostro articolo. Questa compagnia, con la preziosa collaborazione della University of Western Australia, ha ideato The Clever Buoy, una boa intelligente capace di segnalare gli squali in avvicinamento grazie ad una tecnologia intuitiva e semplice.

Infatti questa boa contiene un sonar che manda dei segnali ad un satellite non appena un grosso pesce nuota in prossimità di essa, dopodiché il satellite avverte i bagnini presenti sulle spiagge in prossimità della boa attraverso un’app per il cellulare. Tutto molto semplice ed efficace, ma la come fa la boa a riconoscere che si tratti realmente di uno squalo e non di una tartaruga o di un delfino?

La boa intelligente che segnala gli squali in avvicinamento
sharkmitigation.com

La boa usa una tecnica che è simile al riconoscimento facciale presente sulle fotocamere degli smartphone, infatti studia la tecnica di nuoto e osserva i movimenti in acqua degli animali per distinguerli da specie a specie, come afferma Craig Anderson, uno dei fondatori della compagnia: “Questa boa sfrutta un sonar multibeam insieme ad una tecnologia che le permette di riconoscere gli animali dal loro modo di nuotare e dalle dimensioni. Tutto ciò che è più grande di 2 metri ed è capace di muoversi in autonomia viene rilevato; questo perché abbiamo fatto molte ricerche riguardanti gli attacchi di squali in tutto il mondo, arrivando alla conclusione che tutto ciò che si muove in acqua ed è più piccolo di 2 metri non risulta essere un pericolo per l’uomo

Questa tecnologia è stata testata per quasi 3 anni fino alla vera e propria prova finale, che si è svolta qualche mese fa, in cui la boa è stata gettata in acqua per la prima volta. I risultati sono stati molto soddisfacenti: la boa ha il 90% di probabilità di rilevare uno squalo che nuota nelle sue vicinanze. Per questo nel 2016 questa tecnologia sarà immessa sul mercato, per continuare il piano di salvaguardia dei bagnanti voluta dal governo australiano, per cui ha già sborsato 16 milioni di dollari.

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