Si può uscire da un buco nero? Cosa c’è dall’altra parte? Sono queste le domande che si pone la fisica moderna. Stephen Hawking, in una conferenza tenutasi in questi giorni a Stoccolma, ha annunciato di aver trovato una soluzione teorica, da me chiamata convenzionalmente “teoria della traduzione”, che permette all’informazione che entra in un buco nero di “salvarsi”.

Le teorie a riguardo sono svariate e gli scienziati non hanno ancora trovato punti in comune sulle proprietà di un buco nero. In comune però ci sono le domande tra le quali: che succede all’informazione che finisce dentro un buco nero? Chiariamo innanzitutto il concetto di informazione che fa riferimento ad un qualsiasi oggetto che viene attratto dalla massa del buco nero verso il suo interno. Tra i primi a rispondere alla domanda, negli anni ’70, ci furono lo stesso Stephen Hawking e il collega Jacob Bekenstein i quali capirono una cosa: i buchi neri possono rigettare il materiale inghiottito ma in una modalità del tutto disordinata, tale che le condizioni dell’informazione non risultino le stesse prima del suo ingresso. Questo postulato creò scalpore tra gli scienziati perché la perdita completa di informazione va contro uno dei capisaldi della fisica, in quanto lo stato fisico di un sistema in un certo istante dipende completamente da quello negli istanti precedenti.

Buco Nero
Buco Nero

Una prima svolta giunse nel 2004 quando Hawking annunciò di aver scoperto il sistema che consentiva all’informazione di sfuggire dai buchi neri. La dichiarazione fatta a Stoccolma però sembra completare questo tassello della fisica che da anni incuriosisce gli scienziati: l’informazione potrebbe non entrare mai all’interno del buco nero, ma essere “tradotta” (da qui teoria della traduzione) e preservata sulla superficie dell’orizzonte, come in una specie di ologramma, pronta per essere recuperata. Quella di Hawking è solo un’idea e l’articolo scientifico ufficiale non è ancora disponibile. Continueremo a seguire questa vicenda e a tenervi aggiornati.

SHARE
Previous articleLa prospettiva di Yuri Gagarin
Next articleCosa c’è alla base degli mp3?
Nato a Foggia, frequenta il corso di laurea in Scienze Geologiche presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Appassionato di astronomia e giornalismo si dedica alla divulgazione scientifica intervistando diversi personaggi della scienza come gli astronauti Umberto Guidoni e Maurizio Cheli e l'astronomo Alan Stern della NASA. Scrive per "Le Stelle", la rivista astronomica fondata da Margherita Hack, "HuffPost Italia" e "Il Messaggero". In passato ha collaborato con "BBC Scienze" e "l'Espresso". Nel 2016 il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l'Associazione Italiana del Libro gli hanno conferito il Premio Nazionale per la Divulgazione Scientifica.

1 COMMENT

LEAVE A REPLY