Laika
Laika con indosso la tuta pressurizzata prima del lancio.

Probabilmente non è giusto perdere la vita per la scienza, o forse si alle volte ne vale la pena. Ma quando non sei consapevole di cosa ti sta succedendo e quando non ti è data la possibilità di scegliere? No, di sicuro non lo è. Non sta a noi di Close-up dire se la vicenda di Laika sia giusta o meno. Lo scopo di questo articolo è quello di raccontare un evento storico, un giorno memorabile ma anche tragico della vita di Kudrjavka (ricciolina), nome in codice Laika.

Laika
Un tecnico sta controllando la “tutina” pressurizzata di Laika prima del lancio.

Il 3 novembre del 1957, alle 2.30, lo Sputnik 2 venne lanciato dal Cosmodromo di Bajkonour. La piccola Laika morì di terrore, di fame, di sete e di frequenti sbalzi di temperatura. Era solo il primo di altri animali mandati nello spazio dall’Unione Sovietica per testare la sopravvivenza di una creatura vivente fuori dalla Terra.

Laika
La tuta spaziale di Laika completa di tutti gli accessori.

La cagnolina era una meticcia di circa tre anni, probabilmente un incrocio fra Husky e Terrier stando alle poche informazioni rese pubbliche. La capsula era equipaggiata per il supporto vitale contente cibo e acqua alla quale Laika avrebbe avuto facile accesso. A bordo dello Sputnik 2 c’erano sensori biomedici per il monitoraggio dei segnali vitali come pressione sanguigna, battiti cardiaci e frequenza respiratoria. La versione ufficiale dell’epoca data dal governo sovietico fu che Laika sopravvisse per “oltre quattro giorni”. L’URSS voleva mostrarsi avanti agli USA nel progresso scientifico. Tuttavia solo nell’ottobre 2002 fu reso noto che le cose non andarono così.

Laika
Dimitri Malashenkov tiene in braccio Laika, dopo averle fatto infilare la tuta pressurizzata, e la sistema a bordo dello Sputnik 2.

È stato lo scienziato Dimitri Malashenkov a rivelare che Laika sopravvisse appena tra le 5 e le 7 ore dopo il decollo. “Laika per noi è una ferita sempre aperta.” – scrive youanimal.it, un sito dedicato agli animali-cavia. “Manteniamo vivo il suo ricordo per lei e per tutti gli animali-cavia che anche qui non hanno potuto dire ‘no, non voglio, non usarmi, ho paura, lasciami nella mia vita’“. Tuttavia va detto che, a differenza di quanto sostengono invece molti animalisti, lo Sputnik 2 era programmato per il rientro sulla Terra e quella di Laika non era una “missione suicida”.

Laika
Laika

Come avvenne per lo Sputnik 1 infatti, il razzo che lo mise in orbita fu il Semyorka (R-7). La massa era però superiore al primo: ben 508,3 kg compresi i 6 kg aggiuntivi di Kudrjavka. La batteria dello Sputnik 2 si esaurì dopo appena 6 giorni. Il rientro nell’atmosfera terrestre avvenne come previsto il 14 aprile 1958, dopo un viaggio di 162 giorni vicino Mosca. Dopo aver raggiunto un’altitudine massima di 350 km, Kudrjavka morì dopo appena cinque ore dal lancio per un problema del circuito di aerazione.

Sputnik 2
Sputnik 2

Quella di Laika non fu l’ultima di un animale nello spazio, dopo di lei altri cani furono lanciati a bordo di satelliti, ma solo il 20 agosto 1960 per la prima volta, le cagnoline Belka e Strelka (Scoiattolo e Freccia) furono le prime a rientrare sane e salve a terra da una missione spaziale a bordo del satellite Sputnik 5. Erano accompagnate da un coniglio grigio, 42 topi, 2 ratti, mosche e un gran numero di piante e di funghi. Tutti gli animali sopravvissero. Dopo la loro morte, le cucciole vennero imbalsamate e conservate nel Museo dei Cosmonauti a Mosca dove si trovano tuttora.

Belka e Strelka recuperate
Belka e Strelka recuperate il 19 agosto 1960 dopo il rientro dello Sputnik 5. Orbitarono per 18 volte attorno al pianeta.

 

SHARE
Previous articleLa ISS compie 15 anni: equipaggi, ricerche e tante emozioni
Next articleVoragine nelle Bighorn Mountains (USA): forse è opera di Yellowstone
Nato a Foggia, frequenta il corso di laurea in Scienze Geologiche presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Appassionato di astronomia e giornalismo si dedica alla divulgazione scientifica intervistando diversi personaggi della scienza come gli astronauti Umberto Guidoni e Maurizio Cheli e l'astronomo Alan Stern della NASA. Scrive per "Le Stelle", la rivista astronomica fondata da Margherita Hack, "HuffPost Italia" e "Il Messaggero". In passato ha collaborato con "BBC Scienze" e "l'Espresso". Nel 2016 il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l'Associazione Italiana del Libro gli hanno conferito il Premio Nazionale per la Divulgazione Scientifica.

LEAVE A REPLY