L’ESA ci difenderà dagli asteroidi

Colpire e deviare un asteroide, scongiurandone l'impatto. Questo è l'obiettivo dell'ESA che lavora al progetto AIDA in collaborazione con NASA, DLR e altri istituti di ricerca

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Aim ESA, Project Aida
PH: esa.int

Colpire e deviare un oggetto dal diametro maggiore a 100 metri per capire se siamo in grado, con le tecnologie attuali, di deviarne la traiettoria.  Un vero e proprio esperimento di cui si sta occupando l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), in collaborazione con la NASA, l’Agenzia Spaziale Tedesca (DLR) e altri istituti di ricerca europei e statunitensi, il cui scopo è quello di impedire il catastrofico impatto con un asteroide.

Aida
esa.int

Nel corso del progetto, denominato AIDA (Asteroid Impact & Deflection Assessment), l’ESA realizzerà una missione chiamata Asteroid Impact Mission (AIM), mentre la NASA dovrebbe farsi carico della seconda componente del progetto, la missione DART (Double Asteroid Redirection Test), che consisterà in un proiettile di circa 300 kg di massa che verrà fatto impattare a una velocità superiore ai 22.000 km/h contro un asteroide di piccole dimensioni. L’impatto dovrebbe modificare lievemente la velocità dell’asteroide e di conseguenza anche la sua traiettoria orbitale. Il tutto è stato annunciato nel corso della Planetary Defense, che si è tenuta dal 13 al 17 aprile di quest’anno al ESRIN (European Space Research Institute) dell’ESA di Frascati. La cavia scelta per l’esperimento è l’asteroide (65803) Didymos, un NEA (near-Earth asteroids) il cui perielio (il punto di minima distanza dal Sole) è di poco inferiore all’afelio (massima distanza) dell’orbita terrestre. Didymos fa parte inoltro di un sistema asteroidale binario: l’oggetto primario ha un diametro di circa 750 metri e un periodo di rotazione di 2,3 ore, mentre il secondario ruota attorno al primario a una distanza di circa 1,2 km in 12 ore. La sonda ESA AIM, il cui costo si aggira intorno ai 200 milioni di euro, raggiungerà l’asteroide dopo un anno e mezzo di viaggio, affiancandolo per studiarne composizione e traiettoria. Una volta conclusa la fase di studio, la sonda statunitense DART si impatterà su di esso. Il lancio di AIM è previsto per ottobre 2020 a bordo del vettore russo Soyuz-Fregat dalla base europea di Kourou (Guyana francese) e raggiungerà Dydimos nel giugno del 2022, pochi mesi prima dell’impatto di DART.

Cubesats, Esa Aim
esa.int

AIM effettuerà diverse scansioni del sistema binario che permetteranno di derivare un modello 3D ad alta risoluzione riguardante i due corpi celesti, determinando così massa e stato dinamico, superficie e le proprietà sub-superficiali dei due asteroidi mediante una camera infrarossa termica e un radar ad alta frequenza.
Questa prima fase durerà un paio di mesi e sarà condotta da una distanza compresa tra i 10 e i 35 km dai due oggetti. Dopodiché, la  navicella AIM rilascerà alcuni CubeSats (satelliti miniaturizzati di forma cubica con volume di 1 decimetro cubo e massa di poco  superiore a 1,33 kg) e un modulo di atterraggio per ulteriori studi e per prelevare campioni da analizzare in situ.

Il lander consentirà una caratterizzazione dettagliata della struttura interna dell’asteroide mediante

Dart, Nasa
nasa.gov

uno speciale radar (bistatico a bassa frequenza). Circa due settimane prima dell’impatto di DART, il veicolo spaziale AIM si allontanerà di 100 km dall’asteroide. Dopo l’impatto si studieranno anche i materiali eiettati dalla collisione e ne verrà analizzato il cratere formato per ottenere ulteriori informazioni sulla composizione interna dell’asteroide. AIM contribuirà alla comprensione dei processi che stanno alla base della formazione dei sistemi asteroidali binari, nonché mostrare la capacità di caratterizzare lo stato dinamico e le proprietà fisiche di un asteroide dopo una collisione ad altissima velocità con un oggetto esterno. Si tratterà della prima missione a sperimentare la tecnica di deflessione più semplice – quella dell’impatto cinetico – per scongiurare l’impatto di un asteroide con il nostro pianeta. Il programma AIDA sfrutterà molte delle competenze acquisite con la missione Rosetta, ma la prosecuzione e la realizzazione del progetto dipenderanno dalle decisioni che verranno prese al vertice dei ministri della ricerca europei che dovrà decidere il finanziamento dei programmi spaziali da mettere in programma per il 2016.

 

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Nato a Foggia, frequenta il corso di laurea in Scienze Geologiche presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Appassionato di astronomia e giornalismo si dedica alla divulgazione scientifica intervistando diversi personaggi della scienza come gli astronauti Umberto Guidoni e Maurizio Cheli e l'astronomo Alan Stern della NASA. Scrive per "Le Stelle", la rivista astronomica fondata da Margherita Hack, "HuffPost Italia" e "Il Messaggero". In passato ha collaborato con "BBC Scienze" e "l'Espresso". Nel 2016 il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l'Associazione Italiana del Libro gli hanno conferito il Premio Nazionale per la Divulgazione Scientifica.

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