Luca Bidinelli: Ecco come ti rilevo il Radon

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30Una laurea in Ingegneria elettronica, un Master in Finanza aziendale e controllo di gestione, una breve esperienza lavorativa in un laboratorio, Optolab, ed una scoperta rivoluzionaria, che gli ha permesso di svoltare.

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Luca Bidinelli, rsens.it

Questa è la storia di Luca Bidinelli, nato nel 1985 a Modena, che da piccolo sognava di fare il collaudatore di automobili e a 28 anni, con l’amico Andrea Bosi, ha realizzato il prototipo RStone, un sensore elettronico, basato su un rilevatore di particelle alfa, in grado di misurare la concentrazione di radon.

“Si tratta – ci spiega Luca – di un gas naturale, che viene rilasciato dal terreno o da materiali di solito utilizzati in edilizia – tufo, marmo, granito– radioattivo, che, se inspirato, può portare alla morte. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità rappresenta la seconda causa di tumore al polmone dopo il fumo”.

La svolta per Luca arriva sei anni fa, quando fonda l’impresa RSens. Da spin off universitario il suo progetto diventa in pochi anni una srl. Si arriva al brevetto. “Sul mercato siamo arrivati nel 2012 – aggiunge –  e a giugno abbiamo venduto il nostro prodotto”.

Ma è stato un percorso semplice?

L’idea del dispositivo è nata quasi subito. Le attività di ricerca dell’Università di Modena avevano consentito di sviluppare una tecnologia innovativa e potenzialmente low cost, se comparata alle tecnologie professionali oggi presenti sul mercato. Quindi in pochi mesi è nata l’idea di costruire un prodotto che potesse essere utilizzato sia dai professionisti sia dai non addetti al settore, facile da impiegare, ma, allo stesso tempo, sicuro ed in grado di garantire un elevato standard qualitativo.

Quindi esistono prodotti simili sul mercato?

Ci sono vari strumenti per misurare il Radon. Alcuni professionali, costosi e che richiedono competenze specifiche, altri più low-cost. Questi ultimi forniscono valori non sempre attendibili e dopo 48/60 ore. Il nostro si colloca in mezzo: usiamo una tecnologia professionale ed affidabile in grado di fornire risultati rapidi. Dopo un’ora forniamo già la prima misura.

Da chi è arrivato il sostegno più importante al vostro progetto?

Il supporto delle Università e di tutti i soci è stato fondamentale. Altrettanto importante è stato l’aiuto degli Enti locali, che ci hanno sostenuto con risorse economiche nella fase di startup, attraverso finanziamenti del consorzio Spinner e di bandi/ premi regionali, che abbiamo vinto fin dai primi mesi di avvio dell’attività.
All’inizio è stato complicato occuparsi nello stesso tempo delle attività di sviluppo dell’idea, di fund raising e branding. Da un lato, dovevamo fare presto a realizzare il prodotto, industrializzarlo, sottoporlo ai test necessari ad ottenere le certificazioni. Dall’altro, era necessario sostenere le spese, iniziare a costruire l’immagine di RSens, partecipando a startup competition, parlando con venture capitalist e potenziali partner produttivi e commerciali. In tutto il percorso, bisogna dirlo, è stato importante un aspetto.

Quale?

Sviluppare subito un team compatto ed in grado di condividere una visione, capace di sognare. Non dimentichiamo che è proprio la capacità di sognare l’impossibile che ci ha consentito di realizzare ciò che sembrava irreale. Oggi RSens è una società con sei soci, con i quali collaborano due Università di Modena e Trento. Metà del team ha 30 anni, l’altra, circa cinquanta. E il prodotto viene acquistato da geologi, ingegneri, Radon professionals, prevalentemente in Europa. Attualmente ne vendiamo circa 200 l’anno, ma dobbiamo ancora entrare nel mercato statunitense, da cui ci aspettiamo molto.

Cosa sognate di qui a qualche anno?

Fin dall’inizio abbiamo immaginato di produrre un dispositivo destinato non solo all’utenza professionale, ma anche a quella consumer. Desideriamo che tutti siano in grado di potersi difendere da questo gas nelle abitazioni e negli uffici. Con un prodotto consumer potremmo offrire ai nostri clienti questa possibilità. E’ sempre difficile, tuttavia, affrontare un mercato consumer per una startup. Per questo siamo alla ricerca di partner finanziari/ industriali in grado di consentirci di lanciare la palla un metro più avanti.

Pensate di assumere personale?

Non è affatto escluso. Cerchiamo innovatori, persone che abbiano la capacità di uscire dagli schemi, percorrere strade inesplorate. L’innovazione non è solo dare risposte ai bisogni attuali, ma individuare le risposte ai bisogni che avremo nel futuro. L’innovazione è lo scheletro su cui costruire il nostro futuro.

Consigli a chi sta leggendo la tua storia, ha un progetto, ma ha paura di buttarsi?

Consiglio di scontrarsi sempre con tutto quello che impedisce di realizzare i propri sogni. Non è adagiandosi che si può essere felici. E’ vero, serve fortuna, ma è fondamentale anche non avere paura di provare.

Luca Bidinelli, radon, Close-Up Engineering
Luca Bidinelli, Close-Up Engineering

Ringrazio Alessandro Rimassa, cofondatore e direttore di Tag Innovation School, la scuola del digital e dell’innovazione, per avermi fatto conoscere Luca Bidinelli.

Alessandro ha pubblicato di recente un libro: La Repubblica degli Innovatori (Vallardi editore), con la prefazione di Riccardo Luna. Poco più di 250 pagine che sono una vera botta di adrenalina per le storie che troverete: ottantacinque, nate nei settori quali: agricoltura, digital, social innovation, tecnologia, industria, moda, design, turismorismo, comunicazione, coworking, e-commerce, green economy, in cui si intravede un futuro.  Ma potrete trovare anche centocinque consigli, che le storie portano con sé.

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