Cos’è lo zeptosecondo?
A differenza di quanto affermato da moltissime testate giornalistiche, non si tratta di una nuova unità di misura. Lo zepto è un prefisso del Sistema Internazionale di unità di misura, la sua etimologia trova fondamenta nel francese sept (sette); tale unità esprime la settima potenza di un millesimo (10^−21), ovvero 1000^−7. Si indica con il simbolo zed ed è stato adottato per la prima volta nel 1991 dalla Conférence Générale des Poids et Mesures.

Cos’è successo?

Quest’unità di misura, come appena spiegato già esistente, è stata messa in pratica per la prima volta nella storia: in poche parole, per la prima volta è stata registrato un evento avvenuto in questo brevissimo intervallo di tempo. La misurazione è avvenuta in Germania, più esattamente a Monaco di Baviera dove tre gruppi di scienziati (dell’Istituto Max Planck di Ottica Quantistica, dell’Università Tecnica e dell’Università Ludwig Maximillians) hanno misurato con precisione l’attimo in cui avviene la fotoionizzazione.

Cos’è la fotoionizzazione?

Per definizione si tratta di “un processo fisico in cui un fotone, urtando un atomo, uno ione o una molecola, ne eietta uno o più elettroni” (fonte: IUPAC). Un fenomeno alla base della fotoemissione, o effetto fotoelettrico, spiegata da Albert Einstein nel 1905; questa ricerca valse ad Albert il Nobel per la fisica nel 1921.

Fotoionizzazione
Fotoionizzazione, credits: loscientifico.it

Cos’è successo a Monaco di Baviera?

Un elettrone, dopo essere stato eccitato da ultravioletti ad alta energia e laser agli infrarossi, è “sfuggito” dall’atomo di elio: tale reazione è avvenuta in uno zeptosecondo. Si è tratta dunque della prima volta in cui è stato possibile registrare un fenomeno così rapido. Questo progresso aprirà le porta verso quella che molti chiamano da anni “fisica moderna”.

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Nato a Foggia, frequenta il corso di laurea in Scienze Geologiche presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Appassionato di astronomia e giornalismo si dedica alla divulgazione scientifica intervistando diversi personaggi della scienza come gli astronauti Umberto Guidoni e Maurizio Cheli e l'astronomo Alan Stern della NASA. Scrive per "Le Stelle", la rivista astronomica fondata da Margherita Hack, "HuffPost Italia" e "Il Messaggero". In passato ha collaborato con "BBC Scienze" e "l'Espresso". Nel 2016 il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l'Associazione Italiana del Libro gli hanno conferito il Premio Nazionale per la Divulgazione Scientifica.

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