NASG
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Questo articolo è dedicato a tutti coloro che ritengono la ricerca spaziale come un’inutile perdita di tempo e denaro. Correva l’anno 1969, una donna ricoverata all’ospedale universitario di Stanford, in California, ha partorito ma continua a perdere molto sangue: ha un’emorragia post-parto, una delle maggiori cause di mortalità materna con una frequenza che oscilla tra il 5% e il 22% delle gravidanze e che fa morire nei paesi in via di sviluppo una partoriente ogni mille, mentre nei paesi industrializzati 3-5 partorienti su 1 milione.

NASG
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I medici di Stanford continuano a trasfondere la paziente ma non riescono a fermare l’emorragia: non sanno che fare e quindi si rivolgono al vicinissimo NASA Ames Research Center. Gli scienziati accorrono con una tuta anti-g, il capo indossato dai piloti militari e dagli astronauti che, gonfiandosi alle estremità spinge tutto il sangue verso il centro del corpo per evitare la perdita dei sensi, opportunamente modificata per poter essere collegata al sistema di tubature dell’ospedale. Dopo un’applicazione di 10 ore il sanguinamento si fermò, e la donna venne dimessa dopo 3 mesi.

NASG
Un modello moderno di NASG

Nel 1996 la Zoex Corporation, basandosi sulle modifiche NASA, brevetta la NASG (Non-pneumatic Anti-Shock Garment), una tuta compressiva che viene utilizzata per trattare diversi tipi di shock emorragico. Negli anni si sono sviluppate diverse tecniche e farmaci per trattare l’emorragia post parto, ma questi trattamenti restano a disposizione degli ospedali occidentali. Nel 2002 la Prof.ssa Suellen Miller, fondatrice del Safe Motherhood Program (Programma Maternità Sicura), si unisce al Dr. Paul Hensleigh, primario di ostetricia e ginecologia del Santa Clara Valley Medical Center. I due dottori decidono che la tuta può tornare utile per trattare le emorragie post parto nei paesi in via di sviluppo: volano in Pakistan dove la testano su 14 pazienti salvandone 13.

NASG in Zambia
Zambia – L’infermiera Rhoda Amafumba applica una tuta NASG ad una paziente presso la University Teaching Hospital in Lusaka

Successivi studi sovvenzionati dalla Bill & Melinda Gates Foundation hanno mostrato una riduzione minima della mortalità del 50%. Nel 2012 l’OMS ha inserito la NASG nelle linee guida per il trattamento dell’emorragia post-parto. Sembra poco il 50%, ma si tratta di salvare 35.000 vite di giovani donne ogni anno. Oltre 20 Paesi hanno acquistato la versione low-cost di questa tuta, chiamata Life-Wrap e che può essere usata fino a 70 volte. L’associazione no-profit della Miller la porta gratuitamente nei luoghi disagiati e colpiti da calamità e addestra all’utilizzo il personale di Medici senza Frontiere, contribuendo ogni giorno a salvare delle neo-mamme.

“Portiamo questa tuta nei villaggi, nelle capanne, alle persone più povere, più vulnerabili e senza voce, facendo quella che per loro è la differenza” – dice Suellen Miller – “Grazie, NASA.”

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Nato a Foggia, frequenta il corso di laurea in Scienze Geologiche presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Appassionato di astronomia e giornalismo si dedica alla divulgazione scientifica intervistando diversi personaggi della scienza come gli astronauti Umberto Guidoni e Maurizio Cheli e l'astronomo Alan Stern della NASA. Scrive per "Le Stelle", la rivista astronomica fondata da Margherita Hack, "HuffPost Italia" e "Il Messaggero". In passato ha collaborato con "BBC Scienze" e "l'Espresso". Nel 2016 il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l'Associazione Italiana del Libro gli hanno conferito il Premio Nazionale per la Divulgazione Scientifica.

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