La galassia GN-z11 è stata localizzata grazie alla luminosità della sua “effervescente” formazione stellare. Esisteva soli 400 milioni di anni dopo il Big Bang e la sua analisi fornisce nuove indizi per capire meglio la prima generazione di galassie. Si tratta della prima volta che la distanza di un oggetto così lontano è stata misurata grazie al suo spettro: una prova che rende la misurazione estremamente affidabile.

La misura della distanza di questa galassia suggerisce che le altre galassie molto luminose, presenti in molte immagini di Hubble, possano trovarsi a distanze straordinarie, indice del fatto che stiamo “zoommando” sulle prime galassie formate nell’Universo. Il team di ricerca di Hubble ha utilizzato la Wide Field Camera 3 con cui è stato possibile misurare con precisione la distanza suddividendo la luce nei colori che la compongono. Per questo genere di misurazioni gli astronomi si avvalgono del redshift (effetto batocromo) relativo all’oggetto osservato. Una conseguenza dell’espansione dell’universo: più l’oggetto è distante più la luce si allunga facendo si che la lunghezza d’onda più lunga sia quella rossa.

Telescopi e relative portate
Il telescopio Webb sarà ancor più potente di Hubble.

Prima d’ora la galassia più lontana mai misurata era EGSY8p7, con un redshift di 8.68. GN-Z11 invece possiede un redshift di 11.1, che corrisponde a 400 milioni di anni dopo il Big Bang. Grazie ad una collaborazione fra Hubble e il telescopio Spitzer gli scienziati hanno capito che questa galassia è 25 volte più piccola della Via Lattea e il totale delle stelle presenti in essa corrisponde solo all’1% della massa della nostra galassia: va detto però che GN-Z11 è in rapida crescita e le stelle si stanno formando ad una velocità di circa 20 volte superiore a quanto faccia oggi la Via Lattea. Questo tasso di formazione stellare molto elevato rende questa lontana galassia abbastanza luminosa perché Hubble abbia potuto osservarla. La ricerca sarà pubblicata sulla rivista The Astrophysical Journal.

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Nato a Foggia, frequenta il corso di laurea in Scienze Geologiche presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Appassionato di astronomia e giornalismo si dedica alla divulgazione scientifica intervistando diversi personaggi della scienza come gli astronauti Umberto Guidoni e Maurizio Cheli e l'astronomo Alan Stern della NASA. Scrive per "Le Stelle", la rivista astronomica fondata da Margherita Hack, "HuffPost Italia" e "Il Messaggero". In passato ha collaborato con "BBC Scienze" e "l'Espresso". Nel 2016 il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l'Associazione Italiana del Libro gli hanno conferito il Premio Nazionale per la Divulgazione Scientifica.

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