Questa settimana la Terra attraversa la zona ricca di detriti lasciati dalla cometa di Halley, le Orionidi per l’appunto. Questi detriti devono il loro nome alla costellazione di Orione poiché in passato si credeva avessero origine da lì.

Brilleranno nel nostro cielo ed il giorno in cui è prevista la massima intensità è il 23 di ottobre. Potremmo vederne fino a 30 meteore l’ora, spiega l’Unione Astrofili Italiana ma a causa dell’inquinamento luminoso ne avvisteremo solo una dozzina, sempre che le condizioni meteorologiche lo consentano.

L’orario migliore per l’osservazione va dalle 00:00 del 23 ottobre in poi: l’assenza della Luna e la posizione più alta del radiante sull’orizzonte ne consentiranno un’ottima veduta.

Cosa succede?

Come tutte le meteore e oggetti celesti, le Orionidi a contatto con l’atmosfera si infiammano a causa dell’attrito e dell’alta velocità che raggiungono in caduta, circa 70 km/s. Solitamente non toccano il suolo ma quando ciò accade i detriti sono così piccoli da non causare danni catastrofici. Tuttavia esiste una piccola probabilità in cui, se la massa dell’oggetto è sufficientemente grande e resistente, può raggiungere il terreno, colpendo edifici o auto, come successo in Uruguay non molti giorni fa.

Meteoriti in Uruguay
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Vi auguriamo una buona osservazione e… sogni tranquilli…

Meteorite in Uruguay 2
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Nato a Foggia, frequenta il corso di laurea in Scienze Geologiche presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Appassionato di astronomia e giornalismo si dedica alla divulgazione scientifica intervistando diversi personaggi della scienza come gli astronauti Umberto Guidoni e Maurizio Cheli e l'astronomo Alan Stern della NASA. Scrive per "Le Stelle", la rivista astronomica fondata da Margherita Hack, "HuffPost Italia" e "Il Messaggero". In passato ha collaborato con "BBC Scienze" e "l'Espresso". Nel 2016 il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l'Associazione Italiana del Libro gli hanno conferito il Premio Nazionale per la Divulgazione Scientifica.

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