Su questa foglia verde dalle sembianze simili a quella dell’acero, emblema del Canada, si sa tutto eppure sembra che nessuno abbi a mente le informazioni a riguardo, neppure quelli che ne fanno uso. Prima di arrivare alla fatidica domanda facciamo un po’ di chiarezza:

Marijuana e Cannabis non sono la stessa cosa. Qualche lettore dirà “Che scoperta!”, qualcun altro invece “Come sarebbe?”. Nota appunto come Cannabis o Canapa si tratta di una agiosperma, vale a dire una pianta dalla struttura complessa e più evoluta di quelle tradizionali, con un fiore vero e un seme protetto. Originaria dell’Asia Centrale, era considerata sacra per la gente hindu e fu scoperta ufficialmente nel 1753; i botanici ne distinguono tre specie diverse: C. sativa, C. indica e C. ruderalis; è la pianta più diffusa in occidente e si pensa che sia giunta nelle Americhe dopo Colombo, sebbene alcuni archeologi abbiano ritrovato residui di cannabis, nicotina e cocaina in numerose mummie scoperte in Perù e datate tra il 115 e il 1500 d.C.

Cannabis
Pianta di Cannabis, credits: salvisjuribus.it

La Cannabis inoltre è una pianta diodica, cioè che della stessa tipologia esistono due “sessi” differenti, maschio e femmina: i maschi di una varietà vengono usati a scopo solamente riproduttivo per essere incrociati con femmine di altre varietà di cannabis: si generano così, dai semi della femmina incrociata, una nuova varietà di cannabis; ogni varietà di cannabis produce principi attivi in diverse quantità rispetto alle altre, come la Haze o la Kush.

Detto ciò, cos’è la Marijuana?

È una sostanza psicoattiva che si ottiene dal processo di essiccazione delle infiorescenze delle piante femminili di Cannabis. In tutte le varietà di canapa sono contenute, in concentrazioni e proporzioni variabili, diverse sostanze psicoattive, stupefacenti e no, tra cui la principale è il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC), che rendono la pianta illegale in molti paesi. Ci sono anche varietà coltivabili legalmente, per le quali il limite a questo contenuto viene fissato per legge.

Quando fa bene e quando fa male?

Gli effeti variano di intensità a seconda del soggetto, dalle circostanze psicofisiche in cui la si assume, dalla contemporanea assunzione di alcool o altre sostanze psicoattive, dall’assuefazione del consumatore e dalla quantità di principio attivo (THC) assunta e della composizione chimica della specie presa in esame; nelle specie con alti valori di CBD e moderati o bassi livelli di THC hanno effetti localizzati principalmente sul fisico, come il rilassamento, caratteristiche che la rendono preferibile rispetto ad altre per uso terapeutico; gli elenchiamo di seguito:

  • analgesia
  • eccessiva sonnolenza diurna
  • euforia
  • diminuzione della pressione intraoculare ed endooculare
    con relativa attenuazione della reattività fisica
  • temporaneo abbassamento o innalzamento della pressione del sangue
  • amplificazione dei sensi
  • aumento del battito cardiaco
  • aumento dell’appetito (comunemente detta “fame chimica”)
  • può provocare stati d’ansia
  • possibile sviluppo di patologie mentali
  • può provocare nausea con conseguente vomito, disorientamento e forte opacità cognitiva, apatia (in caso di assunzione prolungata e predisposizione), maggiore sensibilità ai colori, sonnolenzaDa non sottovalutare due particolari fattori psicologici cui è sottoposto il consumatore al momento della somministrazione: il set, cioè lo stato d’animo di chi consuma, e il setting, ovvero la compagnia e il luogo dove si trova il consumatore.
    Effetti beneficiSono dati da un principio attivo detto CBD, non psicoattivo, il quale ha la proprietà di annullare gli effetti negativi del THC su respirazione, battito cardiaco, pressione sanguigna; è molto importante per i pazienti che soffrono di problematiche cardio-vascolari o cardio-respiratorie. Le varietà di cannabis per uso terapeutico possono arrivare a contenere una percentuale di CBD anche del 14%, ma questo dipende molto dal tipo di malattia con cui si ha a che fare; per fare un esempio prendiamo in considerazione il Bedrocan, un farmaco che ha una percentuale di CBD solo dell’1% circa, e THC al 19% circa.

    Effetti Nocivi

    La scienza ha da sempre constatato che nei consumatori abituali di cannabis c’è una probabilità maggiore di sviluppare alcune malattie psichiatriche rispetto al resto della popolazione che non ne fa uso. Nel 2008 uno studio pubblicato sulla rivista New Scientist ha evidenziato che un consumo a lungo termine di canapa provoca anormalità strutturali dell’ippocampo, quell’area del cervello che regola le emozioni e la memoria, e dell’amigdala, altra area del cervello responsabile di controllare la paura e l’aggressività; secondo questo studio nei consumatori regolari di marijuana si sviluppa una diminuzione del 12% del volume dell’ippocampo e del 7,1% del volume dell’amigdala.

    Uno studio della durata di 35 anni, pubblicato nell’agosto del 2012 dalla National Academy of Sciences, ha fornito evidenza oggettiva di danni irreversibili sull’apprendimento nei consumatori cronici adolescenti: la ricerca ha messo in luce danni persistenti all’intelligenza, alla capacità cognitiva e di memoria in soggetti minori di 18 anni, contrariamente a coloro che hanno iniziato a farne uso in età adulta. Sugli effetti seguiranno approfondimenti in un altro articolo ma veniamo alla questione principale:

    Perché è illegale?

    Harry J. Anslinger
    Harry J. Anslinger, credits: huffpost.com

    Si trattò di un “capro-espiatorio”. Correva l’anno 1929, il governo americano era totalmente incapace di gestire il divieto legato al consumo dell’alcool e i gangster ne detenevano il controllo di interi quartieri gestendone la distribuzione. Il governo decise così di porre fine al divieto di assunzione di bevande alcoliche ma tale decisione spaventava Harry J. Anslinger, commissario del Dipartimento del Tesoro del Federal Bureau della Narcotici. Prima della liberalizzazione dell’alcool aveva sostenuto che la cannabis non rappresentava un problema: “Non è nociva e non c’è niente di più assurdo dell’idea che possa rendere le persone violente”. Quando il suo dipartimento ebbe la necessità di trovare un nuovo bersaglio, annunciò di aver cambiato idea:

    “La cannabis fa cadere in una rabbia delirante, in una voragine di sogni a sfondo erotico. Si perde la capacità di formulare pensieri connessi tra loro e si sopraggiunge alla pazzia. Quest’erba trasforma il consumatore in una ‘bestia selvaggia’. Se la marijuana incontrasse Frankenstein, quest’ultimo morirebbe di paura!”.

    Per sostenere la sua tesi, Harry Anslinger si avvalse di un caso in particolare: quello accaduto in Florida, dove un ragazzo di nome Victor Licata uccise la famiglia a colpi di ascia. “Ecco ciò che accade quando si fuma ‘l’erbaccia demoniaca’” – disse Ansliger fornendo alle cronache motivo per gettare il panico tra gli statunitensi.

    Victor Licata
    Victor Licata, credits: reefermadnessmuseum.org

    Anslinger scrisse a trenta scienziati importanti chiedendo se la cannabis fosse pericolosa e se per questo dovesse essere vietata: in ventinove risposero di no. Anslinger scelse l’unico sostenitore del Si e la marijuana fu messa al bando. In seguito, gli Stati Uniti chiesero agli altri paesi di fare altrettanto. Molti stati la considerarono un’idea inetta e si rifiutarono come il Messico che decise che le scelte politiche relative alle droghe dovevano essere determinate dai medici. Secondo questi, la cannabis non provocava tali problemi e per questo rifiutarono di vietarla ma ad Anslinger non andò giù e ordinò di seguire la stessa linea; il Messico continuò a rifiutarsi fino al momento in cui gli Stati Uniti tagliarono la fornitura di antidolorifici; negli ospedali messicani i cittadini iniziarono ad agonizzare e il paese pertanto fu costretto a dichiarare la propria guerra alla droga.

    Qualche anno più tardi, Michael Ball, importante medico statunitense, scrisse ad Harry Anslinger manifestando le sue perplessità e spiegando di averne fatto uso ai tempi dell’università e l’unico effetto che ebbe fu la sonnolenza. “È probabile che la cannabis faccia impazzire un numero trascurabile di persone” – rispose Anslinger – “ma abbiamo bisogno che ce lo dimostri la ricerca scientifica. Non è possibile temporeggiare contro questo demonio chiamato marijuana. Non ci saranno dunque fondi per finanziare tale ricerca”. Vista la sua posizione inattaccabile e le sue dichiarazioni decisamente contraddittorie, per diversi anni i medici provarono a dimostrargli che le sue supposizioni erano sbagliate ma Anslinger gli aggrediva avvertendogli di “muoversi su un terreno pericoloso” e consigliandogli di badare a ciò che dicevano. Ancora oggi gran parte del mondo osserva ancora con il divieto di consumo di cannabis introdotto da Anslinger ma anni dopo, controllati i documenti psichiatrici di Victor Licata, si è scoperto che non ci sono prove che abbia mai usato cannabis e che gli omicidi da esso compiuti avessero una correlazione con quest’ultima.

    Motivi politici dunque, effetti benefici e non, droga leggera e sicuramente non mortale per chi ne fa un uso moderato ma certamente non vanno sottovalutati gli effetti sul cervello (ippocampo e amigdala), scoperti solo di recente (tra il 2008 e il 2013).

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Nato a Foggia, frequenta il corso di laurea in Scienze Geologiche presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Appassionato di astronomia e giornalismo si dedica alla divulgazione scientifica intervistando diversi personaggi della scienza come gli astronauti Umberto Guidoni e Maurizio Cheli e l'astronomo Alan Stern della NASA. Scrive per "Le Stelle", la rivista astronomica fondata da Margherita Hack, "HuffPost Italia" e "Il Messaggero". In passato ha collaborato con "BBC Scienze" e "l'Espresso". Nel 2016 il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l'Associazione Italiana del Libro gli hanno conferito il Premio Nazionale per la Divulgazione Scientifica.

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