Cos’è una previsione? “Nelle scienze, la descrizione di quello che avverrà, basata su dati di fatto (p. empirica), caratteristica di eventi dei quali si conoscano dati sperimentali sufficienti per individuarne la dipendenza da variabili specifiche (quelle spaziotemporali oppure grandezze fisiche quali la temperatura, la pressione, l’intensità di campo elettrico, ecc.) oppure sviluppata nell’ambito di una congettura o di una teoria (p. teorica), quando la dipendenza degli eventi sia congetturabile come conseguenza di una teoria o quanto meno di ipotesi astratte. P. adattativa, o adattiva è una p. di tipo empirico, nella quale i dati sperimentali di partenza servono per costruire un modello matematico del fenomeno d’interesse, che viene successivamente modificato, adattandosi di volta in volta ai dati sperimentali che via via pervengono” – è il concetto spiegato dall’Enciclopedia Treccani.

Ma se l’argomento in questione sono i “terremoti” siamo in grado di prevederli per davvero?
Abbiamo gli strumenti, i dati, gli studi e l’esperienza necessaria per ipotizzare quando e in che modo possono scatenarsi alcuni dei più violenti fenomeni naturali?

Facciamo un po’ di chiarezza. I terremoti avvengono all’interno della Terra, ad una profondità media di 700 km coinvolgendo vaste aree sotterranee di rottura delle rocce (dai bordi dei continenti al centro degli oceani), le cosiddette faglie, che si estendono per centinaia di chilometri. Nessun strumento di indagine diretta può spingersi così a fondo . Attualmente dunque sappiamo come nascono i terremoti, dove si scateneranno e con quanta potenza ma non possiamo sapere in quale anno, mese o giorno succederà.

Nella storia è stato possibile prevedere un terremoto una sola volta ma si è trattato di un caso più unico che raro!

Il terremoto di Haicheng nel 1975
Il terremoto di Haicheng nel 1975, credits: 3.bp.blogspot.com

Una sola volta nella storia è stato possibile prevedere un terremoto: quello di Haicheng, Cina, nel 1975. Fu un susseguirsi di forti segnali: migliaia di microscosse, sensibile sollevamento del terreno, sorgenti diventate secche all’improvviso, improvvisa apertura di fratture nel suolo, centinaia di frane. Decine di migliaia di cittadini vennero sfollati da una vasta zona della regione: la sera del 4 febbraio i sismografi registrarono un magnitudo 7,3 Richter che rase al suolo la metà delle costruzioni presenti sul territorio. Lo sgombero, realizzato in poche ore e senza proteste risultò epocale: i media registrarono l’assenza di vittime e in molti pensarono che i terremoti si sarebbero finalmente potuti prevedere ma in realtà morirono oltre 1000 persone e i feriti furono quasi ventimila.

Dunque quali sono i segnali da cogliere?

Il livello dell’acqua nei pozzi e la composizione e quantità di gas emessi da fratture in comunicazione con il sottosuolo giocano un ruolo fondamentale: si verificano deformazioni millimetriche e costanti delle rocce. Cloro e zolfo nelle acque aumentano progressivamente con l’avvicinarsi del sisma. Il gas radon, liberato dal sottosuolo, viene tenuto sotto costante controllo in quanto è uno dei maggiori contribuenti a fornire indicazioni sull’approssimarsi di un terremoto: in alcuni casi le liberazioni di questo gas avvengono prima di un sisma ma, in ogni caso, non è possibile determinare con precisione quanto prima. Altri parametri tenuti in considerazione sono le variazioni delle velocità delle onde sismiche, il cambiamento nel campo magnetico locale e nei parametri elettrici del terreno, ma resta difficoltoso organizzare questi parametri in modo ordinato e significativo.

Tagliamo la testa al toro: animali e condizioni meteo permettono di prevedere i terremoti?

ASSOLUTAMENTE NO! Alcuni animali, sensibili agli ultrasuoni, possono percepire la gamma sonora che comprende il boato di una forte scossa SOLAMENTE qualche frazione di secondo prima dell’evento: un arco di tempo praticamente inutile. In quanto alle condizioni meteo, i sismi avvengono decine di km sotto terra, il tempo atmosferico muta a decine di migliaia di metri sopra: è evidente che fra le due cose non vi è alcuna correlazione logica e quanto meno scientifica.

Scienza alternativa:  i pianeti o altre cause cosmiche possono causare i terremoti?

In un articolo del 26 settembre 2012, pubblicato su La StampaMario Tozzi racconta un curioso aneddoto che valeva la pena riportare in questo articolo:

“Una curiosa teoria sull’origine dei terremoti è stata formulata da Raffaele Bendandi all’inizio del XX secolo. I sismi sarebbero generati da particolari allineamenti planetari che, essendo prevedibili, ci darebbero modo di prevedere i terremoti stessi. Ma questa teoria non ha trovato alcun riscontro scientifico e si è rivelata fallace anche nella previsione del terremoto dell’11 marzo 2011 a Roma, oltre che improbabile per gli atri sismi: in un biglietto, datato 27 ottobre 1914, Bendandi indicava un forte sisma per il 13 gennaio 1915 in Italia centrale, nozione un po’ vaga per significare Avezzano (dove appunto ci furono 40.000 vittime). Il biglietto autografo non era però stato consegnato a un notaio e nessun altro ne seppe alcunché prima del terremoto, così come accadde anche per gli eventi del 1924 nelle Marche o del 1976 in Friuli, spesso riportati come «previsti».

Dunque in definitiva, possiamo prevedere un terremoto? La scienza sa di non sapere e preferiamo concludere l’argomento con le parole dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia:

“Cosa vuol dire in questo caso la parola prevedere? Si vuole qui intendere anno, mese, ora, luogo e magnitudo di una futura scossa di terremoto? In tal caso, gli americani, ad esempio, userebbero il termine prediction. Il termine forecast indica invece una previsione approssimativa che ci dice intervalli di tempo, di spazio e di magnitudo entro i quali si può verificare con maggiore probabilità della media un evento sismico. Val la pena di fare questa premessa perchè possiamo ora rispondere alla domanda. La risposta è no, quando intendiamo previsioni del primo tipo. La risposta non può essere un no deciso nel secondo caso. Numerosi sono i precursori sismici, ossia quelle anomalie di alcuni parametri geofisici, osservate prima di alcuni terremoti. Un esempio di anomalia potrebbe essere una quiescenza sismica ovvero l’assenza di terremoti per un determinato periodo di tempo in un’ area considerata sismica. Studi per l’identificazione di precursori sismici sono condotti anche in Italia, grazie alla collaborazione con esperti di altri paesi dove questo tipo di metodologia è già collaudata. Si tratta comunque di previsioni approssimative che non possono essere utilizzate per dare un allarme alla popolazione. Altri esempi di precursori sismici sono la variazione inconsueta della velocità delle onde sismiche, variazioni nel contenuto di gas radon nelle acque di pozzi profondi, mutamenti nel livello delle acque di fiumi e di laghi, movimenti crostali. Oltre ai fenomeni cosiddetti precursori è anche possibile attraverso l’individuazione delle aree sismogenetiche, lo studio della loro sismicità storica e recente, dell’assetto tettonico e geologico, definire la pericolosità sismica del territorio in base alla quale adottare adeguate misure di prevenzione che possano ridurre gli effetti dei terremoti” – (INGV).

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Nato a Foggia, frequenta il corso di laurea in Scienze Geologiche presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Appassionato di astronomia e giornalismo si dedica alla divulgazione scientifica intervistando diversi personaggi della scienza come gli astronauti Umberto Guidoni e Maurizio Cheli e l'astronomo Alan Stern della NASA. Scrive per "Le Stelle", la rivista astronomica fondata da Margherita Hack, "HuffPost Italia" e "Il Messaggero". In passato ha collaborato con "BBC Scienze" e "l'Espresso". Nel 2016 il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l'Associazione Italiana del Libro gli hanno conferito il Premio Nazionale per la Divulgazione Scientifica.

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