Di recente abbiamo sentito parlare di “tumori sconfitti con un intervento di appena dieci minuti”; è vero? Si, si tratta di una tecnica chiamata “termoablazione mediante microonde” o, più volgarmente, “ago incandescente”. Prima di parlare di questa tecnica vanno fatte alcune precisazioni importanti, messe in evidenza da butac.it:

  • La termoablazione non è la cura per il tumore, ma solo uno dei tanti possibili trattamenti per alcune metastasi.
  • Il trattamento non è una novità, lo è per l’Ospedale di Chioggia citato in tutti gli articoli.
  • Non serve chiamare ospedali e unità sanitarie locali, se avete delle lesioni trattabili con l’ablazione sarà direttamente il vostro oncologo a prescriverla.

Cos’è la termoablazione?

Per definizione: “È la necrosi indotta nei tessuti umani da un aumento della temperatura, per mezzo della trasmissione di energia che viene convertita in calore”; in poche parole potremmo azzardare a dire che consiste nel “bruciare le cellule malate”.

Modalità di intervento

Ci sono diverse metodologie che si differenziano essenzialmente per via della sorgente emittente:

  • onde elettromagnetiche, solitamente di circa 480 kHz di frequenza e con una lunghezza d’onda circa 800 metri.
  • laser che utilizzato nell’ablazione laser alla lunghezza d’onda di 1064 nm che utilizza aghi molto sottili il cui diametro è inferiore ad 1 mm, inseriti per via percutanea, e produce volumi di coagulazione altamente predicibili e ripetibili.
  • ultrasuoni ad alta intensità (HIFU).
  • radiofrequenze che hanno un vantaggio operativo riconducibile essenzialmente alla possibilità di trattare efficacemente una lesione tumorale mediante l’infissione di un singolo ago: adoperate via microonde, consiste nel posizionare l’emettitore all’interno della lesione da trattare, che sia un organo o sull’osso, collegato ad un apparecchio generatore di corrente e a una pompa che servirà per il raffreddamento dell’ago stesso. Le onde elettromagnetiche generate producono l’eccitazione molecole stesse, facendo quindi evaporare i liquidi contenuti all’interno dei tessuti (a seconda della frequenza utilizzata), creando la necrotizzazione della lesione senza il passaggio di corrente attraverso il paziente.

Quando funziona?

La si utilizza per la necrosi di lesioni primarie e secondarie del fegato, polmone, osso, rene, prostata, tiroide, mammella e, benché in pochissimi casi, sul pancreas. La tecnica si avvale dell’effetto necrotizzante esercitato dal calore sui tessuti biologici causando, a temperature superiori ai 60 °C, in pochi minuti una necrosi coagulativa degli stessi.

Perché se ne sta parlando in termini sensazionalistici e cosa è successo? Analizziamo e ragioniamo sull’evento di cronaca

Riportiamo di seguito la medesima “pappardella” che ha rimbalzato da un giornale all’altro:

“Un ago incandescente contro il tumore. La tecnica innovativa, che si chiama termoablazione mediante microonde, permette di sciogliere il tumore (e anche le forme metastatiche) al fegato, ai reni, ai polmoni, alla tiroide e alle ossa in un’unica seduta, anche ambulatorialmente, in cui il paziente viene sedato e curato in pochi minuti senza sentire dolore e, in molti casi, senza avere la necessità poi di altri trattamenti come quelli chemioterapici. La nuova metodica, rivoluzionaria nel trattamento di alcune neoplasie, è approdata nella Chirurgia e Medicina dell’Ospedale di Chioggia: proprio oggi, martedì 15 novembre, i professionisti della Ulss 14 hanno curato con questo innovativo trattamento, in soli dieci minuti, un signore chioggiotto di 65 anni che era affetto da una grave lesione metastatica epatica. L’intervento di alta specialità si è tenuto nelle nuove sale operatorie di day surgery, recentemente restaurate”.

Riflessioni a cominciare da “tecnica innovativa” o “nuova metodica”:

Leggiamo sul sito dell’Università degli Studi di Pavia:

“Il prof. Mario Gallati si è impegnato in questa ricerca a partire dal 2006. Il prof. Govanni Braschi ha aderito sin dall’inizio. La ricerca è poi stata scelta come tema di Dottorato dall’ing. Massimo Raboni che nel periodo 2007-2011 ha collaborato in modo essenziale all’attività sperimentale, in particolare occupandosi della gestione operativa della strumentazione di misura e della successiva elaborazione dei risultati sperimentali; e dall’ing. Edoardo Gino Macchi dal 2011 dedicandosi, dal punto di vista teorico, al perfezionamento della simulazione del procedimento e alla modellazione degli effetti di vaporizzazione nei mezzi porosi e dal punto di vista sperimentale alla valutazione degli effetti di mediatori pluronici per incrementare le lesioni”.

Dunque, sebbene recente, la si applica da almeno 5 anni: un periodo di tempo che permette alla tecnica di essere considerata innovativa ma non nel modo in cui viene “spacciata”, come se fosse stata messa a punto ieri. Altre discrepanze le notiamo invece nei dati: su alcuni giornali leggiamo che il paziente ha 65 anni; su altri che ne ha 75. Per alcuni poi l’intervento è durato 10 minuti, per altri 15. Insomma, mettetevi d’accordo..

Ospedale di Chioggia
Ospedale di Chioggia, credits: ilgazzettino.it

«La termoablazione mediante microonde – hanno spiegato il primario di Chirurgia Salvatore Ramuscello insieme al responsabile del servizio di ecografia interventistica Mario Della Loggia – è un nuovissimo trattamento che necessita di un generatore di microonde e di un terminale chiamato antenna che, mediante guida ecografica, viene inserita direttamente nella lesione. L’antenna, attraverso un aumento di temperatura rapido, controllato e localizzato, provoca la distruzione del tessuto malato con la massima precisione. Rispetto a ieri possiamo intervenire in maniera mininvasiva, con una piccola incisione di 2-3 millimetri, su tumori importanti e calibrare il tipo di cura a seconda della neoplasia: si agisce localmente, delimitando e colpendo solo l’area interessata dalla malattia. Persino l’intensità di calore e la durata dell’intervento viene misurata in base alla grandezza del tumore da distruggere. In questo modo evitiamo l’asportazione chirurgica, rendendo possibile il trattamento anche su pazienti pluripatologici, quindi inoperabili e fragili, con tempi di ricovero più brevi e una migliore ripresa funzionale dei pazienti stessi».

Nulla da ridire sulla dichiarazione del prof. Ramuscello e Della Loggia che ne spiegano, in modo semplice e concreto, efficacia e procedura.

Dunque, “È possibile sconfiggere un tumore in 10 minuti?” Si, ma dipende dalla tipologia di tumore.

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Nato a Foggia, frequenta il corso di laurea in Scienze Geologiche presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Appassionato di astronomia e giornalismo si dedica alla divulgazione scientifica intervistando diversi personaggi della scienza come gli astronauti Umberto Guidoni e Maurizio Cheli e l'astronomo Alan Stern della NASA. Scrive per "Le Stelle", la rivista astronomica fondata da Margherita Hack, "HuffPost Italia" e "Il Messaggero". In passato ha collaborato con "BBC Scienze" e "l'Espresso". Nel 2016 il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l'Associazione Italiana del Libro gli hanno conferito il Premio Nazionale per la Divulgazione Scientifica.

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