Una ricerca coordinata dal Cancer Center dell’Università del Colorado, ha utilizzato un acceleratore per valutare i possibili effetti cancerogeni dell’esposizione alle radiazioni cosmiche sull’uomo, in particolare sugli astronauti.

Le misure precauzionali adottate dalla NASA e dalle altre agenzie spaziali, consistono nella riduzione di tempo massimo che un uomo, o una donna, può trascorrere nello spazio in modo da mantenere al di sotto del 3% il rischio di effetti cancerogeni. Una politica non più sostenibile per le missioni spaziali a medio e lungo termine, come per esempio lo sbarco su Marte: un viaggio così lungo esporrà gli astronauti ad un quantitativo di radiazioni mai riscontrate prima da essere umano. La ricerca, condotta da Michael Weil al Cancer Center dell’Università del Colorado, mira ad esaminare una situazione del genere per limitare gli effetti decisamente mortali. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Frontiers in Oncology. Gli ioni ad alta energia delle radiazioni subite nello spazio, sono simili a quelli che vengono utilizzate sulla Terra come cura contro il cancro, ad esempio in Giappone e in Germania.

Michael Weil
Michael Weil

Un paradosso definibile come le due facce della stessa medaglia: il modo in cui gli ioni di carbonio depositano energia si presta a colpire le cellule tumorali dei tessuti malati senza danneggiare le cellule sane circostanti, ma allo stesso tempo porta con sé un fattore di rischio per lo sviluppo di nuovi tumori. Questo fattore di rischio è l’oggetto di indagine di Weil e del suo team. Gli scienziati operano adesso allo Space Radiation Laboratory della NASA a Long Island, New York, per simulare in un acceleratore alcuni tipi di radiazioni che si trovano nello spazio e valutarne gli effetti cancerogeni scoprendo così che questo tipo di radiazioni ha una forte incidenza nello sviluppo di tumori.

Ad onor del vero va detto che quelle analizzate sono concentrazioni molto alte di radiazioni e difficilmente paragonabili a quelle che gli astronauti subirebbero nello spazio. Per fare una similitudine concreta equivale a voler analizzare un medicinale assunto giornalmente valutandone gli effetti in un anno: impossibile distinguere le conseguenze a breve e medio termine. Così come l’acceleratore non è in grado di fornire informazioni sull’esposizione alle radiazioni per periodi prolungati. La ricerca andrà avanti e noi di Close-up Engineering continueremo ad aggiornarvi in merito.

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Nato a Foggia, frequenta il corso di laurea in Scienze Geologiche presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Appassionato di astronomia e giornalismo si dedica alla divulgazione scientifica intervistando diversi personaggi della scienza come gli astronauti Umberto Guidoni e Maurizio Cheli e l'astronomo Alan Stern della NASA. Scrive per "Le Stelle", la rivista astronomica fondata da Margherita Hack, "HuffPost Italia" e "Il Messaggero". In passato ha collaborato con "BBC Scienze" e "l'Espresso". Nel 2016 il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l'Associazione Italiana del Libro gli hanno conferito il Premio Nazionale per la Divulgazione Scientifica.

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