Realtà virtuale 2.0: il corpo invisibile

L'esperimento degli svedesi sulla realtà virtuale continua: i ricercatori del Karolinska Institute di Stoccolma hanno reso i volontari invisibili

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Realtà virtuale, il corpo invisibile
PH: ki.se/start

Abbiamo già avuto modo di parlarvi della Realtà virtuale ma l’esperimento degli svedesi si è spinto oltre.
Dopo il tentativo ben riuscito di illudere il cervello umano convincendolo di trovarsi in un altro corpo (come nel film Avatar), i ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma  hanno ottenuto lo stesso effetto con l’invisibilità.

Realtà Virtuale
Realtà Virtuale – Test

Questa volta i volontari hanno indossato un visore tridimensionale (molto simile ai caschi che si usano per la realtà virtuale nelle simulazioni dei videogame), sul quale venivano trasmesse le immagini riprese da una coppia di telecamere puntate su uno spazio vuoto. Quando ai volontari veniva chiesto di guardare verso il basso, questi invece di vedere il proprio corpo (gambe e piedi), vedevano uno spazio vuoto, come se il proprio corpo fosse invisibile. Il ricercatore quindi toccava il corpo del soggetto in vari punti con un pennello, mentre nello stesso tempo un altro ricercatore riproduceva i medesimi movimenti con un altro pennello nello spazio vuoto ripreso dalle telecamere (e dunque visto dal soggetto). In un lasso di tempo ristretto (spesso meno di un minuto) i volontari sono arrivati ad associare le sensazioni tattili (venire toccati) ai movimenti del pennello che vedevano attraverso il visore, esattamente come se il loro corpo fosse invisibile. Per verificare l’attendibilità del test gli scienziati hanno avvicinato una lama all’ombelico del “corpo invisibile” lasciando invece il soggetto escluso dall’azione: le reazioni dei soggetti erano le medesime di chi percepisce una reale minaccia o pericolo per la propria incolumità.

La ricerca si è spinta oltre per capire se il sentirsi invisibili avesse qualche effetto sull’ansia sociale.
I soggetti si sono presentati ad una platea di sconosciuti e in quel momento, vivendo l’illusione di essere invisibili, facevano registrare livelli di ansia inferiori rispetto alla media. La sensazione di avere un corpo invisibile influenza il modo con cui il cervello analizza e interpreta gli stimoli che vengono da situazioni pubbliche. Un esito che può avere conseguenze dirette, per esempio suggerendo nuovi approcci terapeutici per trattare il disturbo da ansia sociale. Studiare gli effetti del cervello alterandone la percezione con la realtà virtuale porterà grossi progressi nelle terapie intensive. Lo studio è stato pubblicato su Nature.

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Nato a Foggia, frequenta il corso di laurea in Scienze Geologiche presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Appassionato di astronomia e giornalismo si dedica alla divulgazione scientifica intervistando diversi personaggi della scienza come gli astronauti Umberto Guidoni e Maurizio Cheli e l'astronomo Alan Stern della NASA. Scrive per "Le Stelle", la rivista astronomica fondata da Margherita Hack, "HuffPost Italia" e "Il Messaggero". In passato ha collaborato con "BBC Scienze" e "l'Espresso". Nel 2016 il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l'Associazione Italiana del Libro gli hanno conferito il Premio Nazionale per la Divulgazione Scientifica.

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