I ricercatori del National Institutes of Health hanno osservato che l’anticorpo N6, prodotto da un paziente HIV-positivo,neutralizza il 98% di tutti i ceppi di HIV testati, inclusa la maggior parte dei ceppi che sono resistenti ad altri anticorpi della stessa classe: una scoperta che potrebbe costituire una solida base per la realizzazione di un vaccino efficace contro il virus dell’HIV.

N6 risulta più potente di VRC01, un altro anticorpo della stessa classe che è progredito alla fase II degli studi clinici in pazienti umani, dopo aver protetto le scimmie contro l’HIV per quasi diversi mesi. N6 è stato esposto a 181 diversi ceppi di HIV ed è riuscito a distruggerne il 98%, tra i quali 16 dei 20 ceppi resistenti ad altri anticorpi della stessa classe mentre il precedente VRC01 ne distrusse solo il 90% di tutti i ceppi.

L'anticorpo N6
L’anticorpo N6, credits: i2.wp.com

La scoperta e la caratterizzazione di questo anticorpo con ampiezza eccezionale e potenza contro l’HIV fornisce un nuovo importante vantaggio per lo sviluppo di strategie per prevenire e curare l’infezione da HIV” – dichiara Anthony Fauci del National Institute of Allergy and Infectious Diseases “Di questi anticorpi presi in considerazione per lo sviluppo clinico, ci sono esempi di anticorpi che sono estremamente ampi, ma di moderata potenza (ad esempio 10E8 o VRC01) o estremamente potenti e meno ampi (ad esempio PGT121 o PGDM1400). Tuttavia, la scoperta dell’anticorpo N6 dimostra che questo nuovo anticorpo di classe VRC01 può mediare sia ampiezza straordinaria che potenza anche contro gli isolati tradizionalmente resistenti agli anticorpi di questa classe”.

Cosa lo rende così potente?

I ricercatori hanno monitorato l’evoluzione di questo anticorpo per capire in che modo rispondesse alle mutazioni di forma del virus HIV: contrariamente ad altri anticorpi N6 non si focalizza sul legame con quelle parti del virus inclini a mutare (regione V5) bensì si incentra maggiormente sulle parti che cambiano meno tra i diversi ceppi impedendo al virus di legarsi alle cellule immunitarie di un ospite e di attaccarle.

“N6 si è evoluto in modo tale che il suo legame era relativamente insensibile alla mancanza o alla perdita di singoli contatti tipicamente presenti nella classe VRC01. La rara presenza di mutazioni di resistenza ad N6 suggerisce che tali mutazioni hanno un costo relativamente alto di fitness, che potrebbe rappresentare un ostacolo alla selezione di mutanti resistenti”  spiegano i ricercatori in un comunicato stampa.

La scoperta risale al novembre 2016 ma è stata ufficializzata a tutti gli effetti solo di recente: al momento i risultati sono stati dimostrati solo in laboratorio ma continueremo a seguirne gli sviluppi.

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Nato a Foggia, frequenta il corso di laurea in Scienze Geologiche presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Appassionato di astronomia e giornalismo si dedica alla divulgazione scientifica intervistando diversi personaggi della scienza come gli astronauti Umberto Guidoni e Maurizio Cheli e l'astronomo Alan Stern della NASA. Scrive per "Le Stelle", la rivista astronomica fondata da Margherita Hack, "HuffPost Italia" e "Il Messaggero". In passato ha collaborato con "BBC Scienze" e "l'Espresso". Nel 2016 il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l'Associazione Italiana del Libro gli hanno conferito il Premio Nazionale per la Divulgazione Scientifica.

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