Barriera Corallina Australia
La foto schok a cura dell'ARC Center of Excellence for Coral Reef Studies pubblicata sul New York Tmes. Credits: nytimes.com

La Grande Barriera Corallina australiana è stata dichiarata morta: lo scorso anno ha subito uno sbiancamento senza precedenti causato dal temporaneo aumento della temperatura delle acque (4° in più rispetto alla temperatura normale). Il fenomeno causa l’indebolimento delle alghe e lo scolorimento dei coralli: la Grande Barriera Corallina ha subito lo sbiancamento del 90% dei coralli e la morte del più del 20%. Nella zona più a Nord sono scomparsi due terzi dei coralli. A rivelarlo uno studio condotto da un team internazionale di scienziati pubblicato sulla rivista Nature.

Proteggere le barriere dalla pesca e migliorare la qualità dell’acqua non previene lo sbiancamento del corallo dovuto all’aumento di temperatura degli oceani.

“Il riscaldamento globale è la minaccia numero uno. Lo sbiancamento che si è verificato nel 2016 rafforza fortemente la necessità urgente di limitare il cambiamento climatico, come concordato dai leader mondiali nell’Accordo di Parigi” – ha dichiarato David Wachenfeld, ricercatore del Parco Marino della Grande Barriera Corallina e co-autore della ricerca.

“È stato il terzo maggior episodio che ha colpito la Grande Barriera dopo le più recenti ondate di calore del 1998 e del 2002. Ora ci stiamo attrezzando per studiare la potenziale numero ‘4’. Il cambiamento climatico non è una minaccia futura ma qualcosa che colpisce la Grande Barriera Corallina da ben 18 anni” – ha dichiarato al New York Times Terry Hughes, professore a capo dell’Arc Centre of Excellence for Coral Reef Studies.

ALLARME LANCIATO ANCHE DA GREENPEACE

Che pochi giorni fa ha ribadito come l’aumento delle temperature, causato dai cambiamenti climatici, sta letteralmente “cuocendo viva” la Grande Barriera Corallina. Il calore infatti uccide alcuni organismi viventi o alghe all’interno del corallo, provocandone lo sbiancamento. Adesso le Nazioni Unite dovranno decidere entro luglio se classificare questo paradiso terrestre “in pericolo”; una delle principali attrazioni turistiche dell’Australia che ogni anno genera un reddito di 5 miliardi di dollari australiani (3,9 miliardi di dollari), attrazione che rischia di perdere lo status di patrimonio mondiale dell’UNESCO, ricevuto nel 1981.

SHARE
Previous articleStephen Hawking andrà nello spazio!
Next articleCERN, ricercatori pugliesi scoprono 5 nuove particelle
Nato a Foggia, frequenta il corso di laurea in Scienze Geologiche presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Appassionato di astronomia e giornalismo si dedica alla divulgazione scientifica intervistando diversi personaggi della scienza come gli astronauti Umberto Guidoni e Maurizio Cheli e l'astronomo Alan Stern della NASA. Scrive per "Le Stelle", la rivista astronomica fondata da Margherita Hack, "HuffPost Italia" e "Il Messaggero". In passato ha collaborato con "BBC Scienze" e "l'Espresso". Nel 2016 il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l'Associazione Italiana del Libro gli hanno conferito il Premio Nazionale per la Divulgazione Scientifica.

1 COMMENT

LEAVE A REPLY