Si chiama WT1190F ed è un rottame spaziale lungo circa tre metri, cadrà nell’Oceano Indiano la mattina del 13 novembre. Dovrebbe trattarsi di un relitto storico: il modulo lunare dell’Apollo 10, denominato “Snoopy”.

Apollo 10

Il modulo dell’Apollo 10 ribattezzato “Snoopy”.

Registrato come WT1190F nel febbraio 2013, venne scoperto dalla Catalina Sky Survey, un progetto per scoprire comete e asteroidi che minacciano la Terra. Si incendierà nell’atmosfera ad un centinaio di km a sud dello Sri Lanka la mattina del 13 novembre.

Gli scienziati avevano dedotto dalla sua bassa densità che doveva trattarsi non di “manufatto” umano piuttosto che un asteroide, ma nessuno sapeva dire con esattezza di cosa si trattasse. Un gruppo di ricerca italiano, guidato da Alberto Buzzoni dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Bologna, ha seguito i movimento del relitto grazie all’agile telescopio Cassini di Loiano. Le osservazioni, oltre a migliorare la stima precisa dell’ora e del punto d’impatto e le dimensioni dell’oggetto, hanno fornito preziosi suggerimenti sull’origine dell’oggetto.

Equipaggio Apollo 10
L’equipaggio dell’Apollo 10: Eugene Cernan, John Young e Thomas Stafford .

Colore aranciato, forma a tamburo (deducibile da alcune variazioni di luminosità) e la lunghezza, Buzzoni e colleghi credono che si tratti proprio del modulo lunare della missione Apollo 10 denominato Snoopy. In quell’anno infatti il beagle più famoso al mondo divenne la mascotte della missione. Il modulo di comando invece era intitolato a Charlie Brown. Partita nel maggio del 1969, Snoopy aveva il compito di provare la manovra di allunaggio, ma si trattò solo di un flyby. L’impresa fu compiuta dal modulo Eagle dell’Apollo 11 appena due mesi dopo. Al contrario di tutti gli altri moduli lunari, Snoopy non fu distrutto tramite il rientro controllato in atmosfera terrestre oppure con lo schianto sul suolo lunare, bensì fu “sparato” nello spazio inserendosi in un’orbita solare.

 

Snoopy on Moon
Snoopy sulla Luna

Snoopy esaurì le batterie per le comunicazioni e di lui non si seppe più nulla, nonostante una campagna di ricerca condotta qualche anno fa. Ora per lui è giunto il momento di tornare a casa.

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Nato a Foggia, frequenta il corso di laurea in Scienze Geologiche presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Appassionato di astronomia e giornalismo si dedica alla divulgazione scientifica intervistando diversi personaggi della scienza come gli astronauti Umberto Guidoni e Maurizio Cheli e l'astronomo Alan Stern della NASA. Scrive per "Le Stelle", la rivista astronomica fondata da Margherita Hack, "HuffPost Italia" e "Il Messaggero". In passato ha collaborato con "BBC Scienze" e "l'Espresso". Nel 2016 il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l'Associazione Italiana del Libro gli hanno conferito il Premio Nazionale per la Divulgazione Scientifica.

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