Un gruppo di scienziati dello Scripps Research Institute (California), coordinati da Dennis Burton, è riuscito ad ottenere degli anticorpi avanzati per neutralizzare ivirus HIV, generati grazie al sistema immunitario delle mucche. Quattro esemplari sono stati immunizzati attraverso BG505 SOSIP, una proteina progettata per “simulare” la membrana esterna del virus HIV: gli anticorpi sviluppati sono stato in grado di neutralizzare il 96% dei ceppi presenti. La ricerca è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature.

Perché nelle mucche ha funzionato?

Il sistema immunitario di questi mammiferi è molto reattivo poiché ha la necessita di far fronte ad una ingente quantità di batteri, potenzialmente patogeni, presenti nell’intestino dell’animale.

La ricerca

A quattro esemplari è stata iniettata BG505 SOSIP, una proteina sintetizzata in grado di simulare la membrana esterna del virus HIV così da stimolare la risposta immunitaria. Il risultato ottenuto, a detta degli scienziati, è stato notevolmente superiore alle aspettative: dopo 42 giorni infatti erano presenti i primi super-anticorpi nel sangue degli animali, i quali hanno debellato il 20% dei 117 sottotipi di HIV presenti. Quasi un anno dopo la protezione del sistema immunitario degli animali era tale da neutralizzare il 96% dei ceppi (divenendo di fatto quasi totale). “Una risposta così potente è notevole soprattutto perché gli animali sembrano produrre gli anticorpi in pochissimo tempo” – ha affermato Dennis Burton, coordinatore del gruppo di ricerca.

Un grande passo avanti

Ricerca analoga era stata condotta su alcuni esemplari di lama, i quali hanno prodotto anticorpi ampiamente neutralizzanti ma con potenza ridotta e impiegando più tempo delle mucche. Negli esseri umani i tempi necessari per la produzione di anticorpi simili, in maniera naturale, è superiore ai cinque anni: lo step successivo dunque sarà capire come stimolare al meglio il sistema immunitario umano per consentire una produzione più rapida di questi super-anticorpi.

La ricerca, iniziata nel 2016, è stata completata nel febbraio 2017, accettata dalla comunità scientifica lo scorso giugno e pubblicata sulla rivista Nature il 20 Luglio 2017. 

Approfondimenti:

1) Paper su Nature: http://www.nature.com/nature/journal/vaap/ncurrent/full/nature23301.html?foxtrotcallback=true

2) Scripps Research Institute Press Release: https://www.scripps.edu/news/press/2017/20170720%20Burton.html

SHARE
Previous articleLa stella più piccola scoperta finora
Next articleHIV in remissione: è il terzo caso al mondo
Nato a Foggia, frequenta il corso di laurea in Scienze Geologiche presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Appassionato di astronomia e giornalismo si dedica alla divulgazione scientifica intervistando diversi personaggi della scienza come gli astronauti Umberto Guidoni e Maurizio Cheli e l'astronomo Alan Stern della NASA. Scrive per "Le Stelle", la rivista astronomica fondata da Margherita Hack, "HuffPost Italia" e "Il Messaggero". In passato ha collaborato con "BBC Scienze" e "l'Espresso". Nel 2016 il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l'Associazione Italiana del Libro gli hanno conferito il Premio Nazionale per la Divulgazione Scientifica.

LEAVE A REPLY