Synthia 3.0, il genoma minimo creato in laboratorio

Synthia 3.0 è un microrganismo sintetizzato in laboratorio costituito solamente dai geni essenziali per la vita. Realizzato da un gruppo di ricercatori americani guidati da Craig Venter, la cellula sarà utilizzata per studiare le funzioni della vita, oppure come base su di cui aggiungere geni per fornire al batterio le proprietà desiderate

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Synthia 3.0
Synthia 3.0

 

Cosa manca al batterio? Fondamentalmente tutti quelli che sono considerati geni non essenziali, vale a dire quei frammenti di materiale genetico senza i quali l’organismo continua a vivere. Questi ultimi provengono probabilmente dalla storia della specie in questione, le cui mutazioni hanno fatto si che divenissero inattivi. Un’altra tipologia di geni non essenziali sono quelli attivati solo quando richiesti, dunque in condizioni particolari o di pericolo. “Isolare i soli geni responsabili del meccanismo di una cellula molto semplice, come un batterio, possa servire a studiare le funzioni originali e principali degli esseri viventi” – dice Venter.

Il progetto, nato nel 2010, è giunto alla sua terza rielaborazione (3.0). Partendo dal primo esemplare Synthia 1.0, il gruppo di ricercatori ha rimosso diversi tratti di DNA arrivando così ad isolarne i frammenti indispensabili alla vita, la “cellula minima”. Lo scopo? Come accennato prima, Synthia 3.0 può essere considerata una specie di chassis essenziale, uno scaffale di cui modificare i pezzi per sperimentare e studiare. Si potrà capire meglio quali sono le funzioni essenziali delle prime cellule viventi e qual è l’ordine in cui i geni “lavorano” meglio. Può essere considerata una piattaforma su cui aggiungere altri geni per ottenere funzioni utili, come degradare il petrolio quando avvengono incidenti, oppure sostanze interessanti, come i farmaci. Continueremo a seguire questa interessante vicenda e ad informarvi in merito.

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Nato a Foggia, frequenta il corso di laurea in Scienze Geologiche presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Appassionato di astronomia e giornalismo si dedica alla divulgazione scientifica intervistando diversi personaggi della scienza come gli astronauti Umberto Guidoni e Maurizio Cheli e l'astronomo Alan Stern della NASA. Scrive per "Le Stelle", la rivista astronomica fondata da Margherita Hack, "HuffPost Italia" e "Il Messaggero". In passato ha collaborato con "BBC Scienze" e "l'Espresso". Nel 2016 il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l'Associazione Italiana del Libro gli hanno conferito il Premio Nazionale per la Divulgazione Scientifica.

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