Lunedì 9 maggio, dalle 13:12 alle 20:40 (in Italia), Mercurio transiterà dinnanzi il disco solare, muovendosi da ovest verso est. L’ultima volta è stata nel lontano 2006 (vedi immagine in evidenza), di seguito qualche consiglio per osservare l’evento senza compromettere la vista. Il fenomeno non sarà visibile a occhio nudo e per osservarlo, con un binocolo, occorre proteggere gli occhi con strumentazione certificata e sicura.

Partiamo dal principio: cos’è un transito? In astronomia, è l’occultazione parziale o totale di un corpo celeste causata dal passaggio di un secondo corpo che si interpone tra il primo e l’osservatore. Così Mercurio si interporrà tra il Sole e la Terra, oscurando con la sua ombra una piccola frazione della nostra stella. Si possono osservare tutti i transiti planetari? No, per ragioni di posizione planetarie, dalla Terra è possibile osservare solo il transito davanti al Sole dei due pianeti interni del Sistema, cioè Mercurio e Venere.

Orbita di Mercurio.
Orbita di Mercurio. Fonte: Focus

Diversamente da quanto si pensi, nel caso di Mercurio è un evento piuttosto raro poichè, per via delle caratteristiche dell’orbita di Mercurio rispetto a quella terrestre, l’allineamento Sole-Mercurio-Terra si verifica solo 13 volte in un secolo. Il prossimo sarà l’11 novembre 2019. Dal momento che l’orbita di Mercurio è inclinata di circa 7 gradi rispetto al piano dell’eclittica terrestre, il transito di Mercurio si può verificare soltanto quanto il piccolo pianeta e la Terra si trovano simultaneamente nell’intersezione dei due piani orbitali, ossia in due periodi dell’anno: a maggio e a novembre. Per nostra fortuna, i transiti di maggio sono in genere più lunghi, perché Mercurio si trova nei pressi dell’afelio (il punto più lontano dal Sole della sua orbita). Il transito del 9 maggio durerà 7,5 ore, dalle 13:12 alle 20:42, e rispetterà lo stesso orario più o meno in tutte le località italiane (con una differenza di qualche secondo). Il disco di Mercurio sarà visibile sulla sagoma brillante del Sole fino a quando la nostra Stella non sarà tramontata. La fase centrale del transito sarà alle 16:55 e la finestra ideale per le osservazioni, con il pianeta più o meno a metà del suo cammino, sarà dalle 16:00 alle 18:00.

Transito di Mercurio
Il transito di Mercurio del 9 maggio 2016. Fonte: Focus

Mercurio sarà visibile come un dischetto scuro con un diametro apparente di 12 secondi d’arco, un centocinquantesimo delle dimensioni apparenti della Luna piena. Se Mercurio transitasse accanto a una proturberanza solare, come accadde nel 2006, o a una macchia solare, potremmo confrontare le sue dimensioni con i fenomeni tipici della nostra stella.

Goccia nera
Il fenomeno della goccia nera fotografato durante il transito di Venere nel 2004. Credits: www.skylive.it

Durante i transiti planetari si può osservare un fenomeno molto suggestivo chiamato Black Drop Effect (fenomeno della goccia nera). Si tratta di un un’illusione ottica visibile durante il transito di un corpo celeste sulla sua stella madre. L’effetto si deve alla turbolenza atmosferica del corpo celeste in questione ed alla scarsa risoluzione di alcuni piccoli telescopi. Dalla Terra si verifica principalmente durante i transiti di Venere e Mercurio. ASSOLUTAMENTE SCONSIGLIATO osservare il fenomeno ad occhio nudo, sia per le ridotte dimensioni di Mercurio, ma soprattutto per l’abbagliante luminosità del Sole. Sono sconsigliati anche gli strumenti fai da te (occhiali, maschere da saldatore, vetri affumicati o altri strumenti rudimentali: rischierete di bruciarvi la retina). Binocoli, cannocchiali e telescopi DEVONO essere muniti di appositi filtri solari certificati, in grado di schermare l’eccesso di luminosità solare. Anche le fotografie, con fotocamere o cellulare, andranno scattate attraverso l’oculare dello strumento e mai direttamente! Chi non possiede gli strumenti necessari può accontentarsi delle risorse sul web, seguendo il transito in diretta sui siti dei tre principali satelliti che seguiranno l’evento: il Solar and Heliospheric Observatory (SOHO) di NASA ed ESA, il Solar Dynamics Observatory (SDO) della NASA, e la missione solare Hinode, (JAXA, NASA ed ESA).

I luoghi migliori per le osservazioni sono quelli ventilati e in mezzo al verde perché grazie agli alberi, che trattengono in parte il calore solare, viene ridotta l’irregolarità dell’immagine.

A cosa serve osservare un fenomeno astronomico come questo? L’osservazione ci consente di approfondire la nostra conoscenza sull’esosfera di Mercurio, un sottile strato di particelle che si ionizzano a contatto con il vento solare. Già in passato infatti si intuì che Mercurio aveva perso la sua atmosfera: Il 9 novembre 1769, James Cook, scrutando il transito dalla Nuova Zelanda insieme al suo astronomo di bordo, capì che il disco di Mercurio di passaggio sul Sole era privo di quel tipico alone luminoso che mostrano i pianeti con atmosfera. Grazie ai transiti del 2003 e del 2006 di Mercurio e Venere è stato possibile determinare, con un’incertezza di soli 65 km, la misura del raggio del Sole, 696.342 km.

SHARE
Previous articleStephen Hawking sempre più vicino al Premio Nobel
Next articleDa dove deriva il termine “spam”?
Nato a Foggia, frequenta il corso di laurea in Scienze Geologiche presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Appassionato di astronomia e giornalismo si dedica alla divulgazione scientifica intervistando diversi personaggi della scienza come gli astronauti Umberto Guidoni e Maurizio Cheli e l'astronomo Alan Stern della NASA. Scrive per "Le Stelle", la rivista astronomica fondata da Margherita Hack, "HuffPost Italia" e "Il Messaggero". In passato ha collaborato con "BBC Scienze" e "l'Espresso". Nel 2016 il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l'Associazione Italiana del Libro gli hanno conferito il Premio Nazionale per la Divulgazione Scientifica.

LEAVE A REPLY