Il gruppo di ricerca dell’Istituto Pascale di Napoli ha individuato un micro RNa che funziona da soppressore delle cellule maligne: si chiama miR-579-3p e svolge un ruolo importante nel melanoma maligno in quanto è capace di arrestarne la crescita. Lo studio, che è stato finanziato dall’Airc, coinvolge i gruppi di ricerca guidati da Gennaro Ciliberto, direttore scientifico, e Paolo Ascierto, direttore della Struttura Complessa di Oncologia Medica Melanoma. La ricerca si è avvalsa anche della collaborazione del laboratorio di Carlo Croce, della Columbus State University.

Il team è composto da: Luigi Fattore,  Rita Mancini, Mario Acunzo, Giulia Romano, Alessandro Laganà, Maria Elena Pisanu, Debora Malpicci, Gabriele Madonna, Domenico Mallardo, Marilena Capone, Franco Fulciniti, Luca Mazzucchelli, Gerardo Botti, Carlo M. Croce, Paolo Antonio Ascierto e Gennaro Ciliberto.

I ricercatori italiani
I coordinatori del gruppo di ricerca, da sinistra: Gennaro Ciliberto, Paolo Ascierto (centro) e Carlo Croce.

La ricerca ha evidenziato la capacità di questa molecola in grado di sopprimere la crescita tumorale: miR-579-3p è presente cioè in abbondanza nei normali nei, ma la sua quantità diminuisce quando il melanoma diventa più aggressivo, fino al raggiungimento di soglie minime nei melanomi che diventano resistenti ai farmaci inibitori di BRAF e di MEK.

Qual è il ruolo di miR-579-3p?

Il microRNA controlla la produzione di due proteine importanti (oncogeni) che promuovono la crescita tumorale: quando i liveli di miR-579-3p si abbassano, quelli dei due oncogeni salgono. Se la molecola viene introdotta nelle cellule tumorali dall’esterno, i livelli degli oncogeni scendono ed iniziano a morire. Un ulteriore studio ha chiarito che se la “somministrazione” di questa molecola avviene insieme agli inibitori di BRAF e MEK impedisce la formazione di cellule resistenti ai due farmaci.

“Alla luce di questi risultati si può aprire la possibilità di utilizzare attraverso approcci nanotecnologici il miR-579-3p come farmaco per migliorare le attuali terapie. Si potranno anche misurare i livelli del miR nel sangue come nuovo biomarcatore per predire in maniera precoce l’evoluzione dalla malattia e lo sviluppo di resistenza alle terapie” – ha dichiarato Gennaro Ciliberto in conferenza stampa. La scoperta è stata pubblicata sulla rivista PNAS.

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