UltrascopePer il progetto Ultrascope gli ideatori si sono chiesti se era possibile sviluppare un telescopio “fatto in casa” professionale ma più economico rispetto agli standard della strumentazione avanzata. Così un team della Open space Agency (Osa) di Londra ha messo a punto il design di un piccolo telescopio realizzabile con la stampa in 3D e assemblabile in casa.

In altre parole, un telescopio robot (ARO: Automated Robotic Observatory), che consentirebbe astrofili di contribuire a progetti scientifici cittadini per un costo radicalmente ridotto. Ultrascope, nella sua prima gamma, la “EXPLORER SERIES”, è ancora un prototipo ma promette già risultati professionali. Uno specchio da 3,5 pollici specchio capace di condurre fotografia celeste e fotometria.

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L’azienda sta cercando “beta testers” di tutto il mondo per testare lo strumento affinché possano suggerire consigli e miglioramenti. Il pacchetto software e componenti per l’assemblaggio e la rielaborazione fotografica sarà disponibile online con licenza open. Lo smartphone che si è mostrato più adatto per ottenere un’ottima risoluzione è il Lumia 1020 da ben 41 megapixel.

Arduino Osa

Questo sogno sarebbe stato quasi impossibile ventiquattro mesi fa” – spiega il fondatore di OSA, James Parr –  “I livelli di precisione richiesti per l’astronomia professionale avrebbe comportato errori e difficoltà di assemblaggio rendendo così le osservazioni frustranti per gli aspiranti astrofili. Tuttavia l’emergere di stampanti 3D a basso costo e taglio laser, in coppia con le piattaforme Arduino e Lumia, hanno reso possibile la realizzazione di questo ambizioso progetto.

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Nato a Foggia, frequenta il corso di laurea in Scienze Geologiche presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Appassionato di astronomia e giornalismo si dedica alla divulgazione scientifica intervistando diversi personaggi della scienza come gli astronauti Umberto Guidoni e Maurizio Cheli e l'astronomo Alan Stern della NASA. Scrive per "Le Stelle", la rivista astronomica fondata da Margherita Hack, "HuffPost Italia" e "Il Messaggero". In passato ha collaborato con "BBC Scienze" e "l'Espresso". Nel 2016 il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l'Associazione Italiana del Libro gli hanno conferito il Premio Nazionale per la Divulgazione Scientifica.

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