Membrana di ossido di grafene
La membrana di ossido di grafene realizzata dai ricercatori dell'Università di Manchester. Credits: content.presspage.com

Bere l’acqua del mare? Un giorno sarà possibile: un team di ricercatori dell’Università di Manchester ha scoperto un modo per potabilizzarla grazie ad una membrana di ossido di grafene in grado di separare il sale dall’acqua marina.

Una valida soluzione per aumentare così le risorse di acqua potabile sul pianeta e far fronte alle emergenze, specie quelle dei paesi in via di sviluppo e sottosviluppati che si ritrovano, periodicamente, in periodi di lunga siccità o comunque privi di accesso alla rete idrica.

Nella ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Nanotechnology, i ricercatori spiegano come è stata utilizzata la membrana di ossido di grafene, un particolare composto che già in passato avevo reso possibile la separazione tra molecole di gas, come nanoparticelle, molecole organiche e sali di grandi dimensioni.

In origine però la membrana non era in grado di fornire una separazione dei sali completa: a contatto con l’acqua infatti tendeva a gonfiarsi leggermente, bloccando ioni e molecole più grandi, e lasciando filtrare i sali di piccole dimensioni insieme alle molecole d’acqua.

Per risolvere il problema, gli scienziati inglesi prima ottimizzato la dimensione dei pori della membrana di ossido di grafene ed hanno impiegato in seguito la resina epossidica, sostanza molto usata nei materiali di rivestimento e nei collanti, applicando su entrambi gli strati della membrana per evitarne il rigonfiamento in acqua.

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Nato a Foggia, frequenta il corso di laurea in Scienze Geologiche presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Appassionato di astronomia e giornalismo si dedica alla divulgazione scientifica intervistando diversi personaggi della scienza come gli astronauti Umberto Guidoni e Maurizio Cheli e l'astronomo Alan Stern della NASA. Scrive per "Le Stelle", la rivista astronomica fondata da Margherita Hack, "HuffPost Italia" e "Il Messaggero". In passato ha collaborato con "BBC Scienze" e "l'Espresso". Nel 2016 il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l'Associazione Italiana del Libro gli hanno conferito il Premio Nazionale per la Divulgazione Scientifica.

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