Dall’8 al 10 giugno a Rimini, presso il Campus di Rimini dell’Università di Bologna e Hotel Savoia di Rimini, avrà luogo il XXVI Convegno Genetisti Forensi Italiani (Ge.F.I.).

Casi giudiziari recenti riguardanti crimini efferati hanno acceso i riflettori, anche attraverso i mezzi di comunicazione, sulla prova del DNA che, per assurgere a “prova regina” nell’ambito delle indagini criminali, deve essere così robusta da resistere, nel contraddittorio, alle critiche della difesa. In sede giudiziale, poi, il Giudice, considerato  “peritus peritorum”, ha il compito fondamentale di selezionare la buona scienza sulla base di dati robusti derivanti da analisi di qualità, soprattutto nei casi più complessi in cui le tracce del delitto sono in condizioni non ottimali per quantità e qualità. Se ne parlerà con il Giudice Giuseppe Gennari che ha approfondito il tema del dibattito scientifico nelle aule di Giustizia.

In questo contesto, per un confronto equilibrato tra il mondo scientifico e l’applicazione giudiziale della prova del DNA, la proficua collaborazione tra Università, Società scientifiche, RIS e Polizia Scientifica ha portato per la prima volta alla definizione di linee guida che saranno presentate al Convegno dai rappresentati delle Istituzioni.

XXVI Convegno Genetisti Forensi Italiani

 

XXVI Convegno Genetisti Forensi Italiani, Credits: Unibo

Tutto ciò è tanto più cogente perché a brevissimo entrerà in attività anche in Italia la Banca dati del DNA a fini criminali, potente mezzo per la lotta e la prevenzione del crimine, specie se seriale come la violenza sessuale, le rapine e i furti, il cui funzionamento verrà illustrato dal Primo Dirigente Tecnico della Polizia di Stato e Direttore della Divisione Banca Dati Nazionale DNA.

Nondimeno, con il contributo del docente Luca Luparia, sarà affrontato il tema scottante dell’errore giudiziario, perché il DNA può dimostrare anche l’innocenza di persone ingiustamente condannate tanto che il “Progetto Innocente” di derivazione statunitense è stato esportato in giro per il mondo ed è approdato recentemente in Italia.

La prova del DNA non si limita comunque all’ambito penalistico, ma ha rappresentato un utile strumento nei casi tragicamente noti di disastri di massa. A tal riguardo sarà illustrata a Rimini la missione umanitaria, a cui parteciperà la Medicina legale sostenuta dall’Università di Bologna, per il recupero e l’identificazione delle centinaia di salme dei cittadini stranieri vittime del naufragio avvenuto nel Mediterraneo il 18 aprile 2015. La missione, frutto del Protocollo d’Intesa tra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e il Commissario Straordinario del Governo per le persone scomparse, prevede l’analisi del DNA delle vittime e di quello dei familiari per dare un nome ai corpi delle vittime senza identità.

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